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Mi sono spiegata/o?

La postura che cambia davvero l’apprendimento

Quando un insegnante conclude una spiegazione con la domanda “Avete capito?”, il centro della responsabilità si sposta automaticamente sugli studenti. Se qualcuno non ha compreso, sembra che il problema sia lì: nell’attenzione, nell’impegno, nelle capacità.

Ma quando la domanda diventa “Mi sono spiegata/o?”, qualcosa cambia radicalmente.

“Mi sono spiegata” è la frase che la professoressa Daniela Lucangeli utilizza spesso nei suoi interventi pubblici e non è una formula retorica. È una postura professionale. Dentro quella domanda c’è un’assunzione di responsabilità precisa: se il messaggio non è passato, la prima verifica riguarda me, il mio modo di spiegare, il mio linguaggio, il mio ritmo, la mia capacità di adattamento e anche di relazione.

Non significa colpevolizzarsi. Significa riconoscere che insegnare non è trasferire informazioni, ma costruire ponti. E se il ponte non regge, non basta invitare lo studente ad attraversarlo con più impegno. Occorre chiedersi se la struttura è stata costruita nel modo giusto per lui.

Ripetere non è cambiare

Quando uno studente non comprende, spesso si tende a ripetere la stessa spiegazione, magari più lentamente o con maggiore enfasi. A volte si arriva perfino ad aumentare il tono di voce.

Ma ripetere non equivale a cambiare.

Se utilizzo lo stesso codice comunicativo, la stessa struttura, lo stesso esempio, la stessa postura, lo stesso sguardo, sto offrendo una replica, non un’alternativa.

“Mi sono spiegata/o?” implica invece un passaggio ulteriore: fermarsi e osservare davvero. Dove si è interrotto il processo? In quale punto si è perso? È una difficoltà di linguaggio? Di passaggi logici? Di organizzazione? Di memoria di lavoro? Cosa manca allo studente per accedere all’apprendimento? Quale condizione non è stata ancora costruita?

La domanda apre uno spazio di analisi professionale, non di giudizio.

Una postura che riguarda tutti gli studenti

Questa postura riguarda tutti gli studenti, non solo quelli che presentano una diagnosi o una fragilità evidente. Eppure, spesso, iniziamo a interrogarci davvero sul nostro modo di spiegare solo quando c’è un’etichetta: DSA, BES, difficoltà certificate.

È come se la presenza di una diagnosi ci autorizzasse a cambiare strategia, mentre in assenza di etichette tendiamo a mantenere la modalità standard, dando per scontato che debba funzionare per tutti.

E anche quando interveniamo, rischiamo di farlo in modo rigido: applichiamo uno strumento perché “previsto”, utilizziamo una misura compensativa perché “indicata”, ma senza fermarci a riflettere se quella scelta sia realmente adatta a quel singolo studente, in quel preciso momento.

La postura del “mi sono spiegata?” è diversa. Non si attiva solo davanti a una diagnosi. Non è una risposta automatica a un’etichetta. È un atteggiamento professionale continuo, che riconosce che ogni studente – anche il più brillante – può non comprendere se la spiegazione non intercetta il suo modo di elaborare le informazioni.

Perché l’apprendimento non si adatta alle categorie. Si adatta alle persone.

Dalla postura al metodo: il Metodo InStudio

Nel lavoro quotidiano con studenti di ogni ordine e grado, questa responsabilità è diventata una struttura operativa: il Metodo InStudio.

Non nasce da un’intuizione, ma da anni di osservazione sistematica dei processi di apprendimento. Il principio è semplice ma rigoroso: prima si osserva il funzionamento dello studente, poi si prendono decisioni consapevoli e solo dopo si struttura un intervento personalizzato.

Questo significa che gli strumenti – mappe, schemi, strategie, compensazioni – non vengono applicati in automatico. Vengono scelti. E soprattutto vengono insegnati, monitorati, adattati nel tempo.

La personalizzazione non è un’idea generica. È una scelta professionale documentata.

Perché serve una formazione sulla postura

Molti professionisti dell’educazione hanno sensibilità e dedizione. Ma la sensibilità, da sola, non basta. Senza una struttura, il rischio è procedere per tentativi, affidandosi all’esperienza o all’intuizione del momento.

Per questo la formazione sul Metodo InStudio non è un corso sugli strumenti. È un percorso sulla postura dell’adulto che insegna.

Durante la formazione si lavora in modo concreto su casi reali, su griglie di osservazione, sulla lettura degli errori come dati e non come fallimenti, sulla scelta consapevole delle strategie e sulla costruzione di percorsi personalizzati monitorabili nel tempo.

Non si tratta di aggiungere un altro strumento alla cassetta degli attrezzi. Si tratta di imparare a decidere quale strumento usare, come usarlo e perché.

La differenza non la fa lo strumento in sé. La fa l’adulto che lo sceglie e lo integra dentro un percorso coerente.

Una domanda che cambia il clima educativo

Sostituire “hai capito?” con “mi sono spiegata?” può sembrare un dettaglio linguistico. In realtà è un cambio di paradigma: si passa da una logica di controllo a una logica di responsabilità.

Significa dire allo studente che, se qualcosa non è passato, non è una questione di capacità ma di mediazione. E che l’autonomia non nasce da una richiesta di maggiore sforzo, ma da un intervento strutturato fatto di osservazione, decisione e personalizzazione.

“Mi sono spiegata/o?” non è uno slogan. È la base di un protocollo operativo.

Il Metodo InStudio traduce questa postura in uno strumento concreto, fondato su osservazione strutturata, decisioni consapevoli e metacognizione professionale dell’adulto che insegna.

Con l’uscita del libro dedicato al Metodo InStudio con Erickson live, stiamo organizzando una formazione per insegnanti, tutor e professionisti dell’apprendimento che desiderano trasformare questa postura in pratica quotidiana.

Perché la responsabilità educativa, per essere reale, ha bisogno di metodo, supervisione e monitoraggio continuo.

Di questo si occupano i professionisti di InStudio e se vuoi ricevere maggiori informazioni chiamaci

al numero 339 4876813 o scrivici un messaggio cliccando qui

Scritto da Daniela Ferrari – Founder InStudio e Tutor dell’Apprendimento – DSA-BES e ADHD Specialist

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