<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>STUDENTI E SCUOLE Archivi - Instudio trissino</title>
	<atom:link href="https://www.instudiotrissino.it/category/ruolo-dello-studente/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.instudiotrissino.it/category/ruolo-dello-studente/</link>
	<description>centro di supporto allo studio</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 08:25:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	

<image>
	<url>https://www.instudiotrissino.it/wp-content/uploads/2024/04/cropped-cropped-Favicon_512x512-32x32.png</url>
	<title>STUDENTI E SCUOLE Archivi - Instudio trissino</title>
	<link>https://www.instudiotrissino.it/category/ruolo-dello-studente/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Sticky Help (aiuto appiccicoso): non aiutiamo tutti, aiutiamo sempre gli stessi studenti</title>
		<link>https://www.instudiotrissino.it/sticky-help-aiuto-appiccicoso-non-aiutiamo-tutti-aiutiamo-sempre-gli-stessi-studenti/</link>
					<comments>https://www.instudiotrissino.it/sticky-help-aiuto-appiccicoso-non-aiutiamo-tutti-aiutiamo-sempre-gli-stessi-studenti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 08:25:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADULTI]]></category>
		<category><![CDATA[EDUCATORI]]></category>
		<category><![CDATA[INSEGNANTI]]></category>
		<category><![CDATA[STUDENTI E SCUOLE]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia nello studio]]></category>
		<category><![CDATA[difficoltà scolastiche]]></category>
		<category><![CDATA[doposcuola]]></category>
		<category><![CDATA[osservazione educativa]]></category>
		<category><![CDATA[sostegno scolastico]]></category>
		<category><![CDATA[Sticky Help]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[tutor apprendimento]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.instudiotrissino.it/?p=5106</guid>

					<description><![CDATA[<p>Uno studio, presentato alla conferenza internazionale LAK 2026, mette in discussione come distribuiamo l’attenzione Molti insegnanti e professionisti dell’apprendimento sono convinti di distribuire la propria attenzione in modo equo tra gli studenti. L’obiettivo è chiaro: aiutare tutti ed essere inclusivi. Eppure, quando si osservano i comportamenti reali, emerge una dinamica diversa. Uno studio presentato alla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/sticky-help-aiuto-appiccicoso-non-aiutiamo-tutti-aiutiamo-sempre-gli-stessi-studenti/">Sticky Help (aiuto appiccicoso): non aiutiamo tutti, aiutiamo sempre gli stessi studenti</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Uno studio, presentato alla conferenza internazionale <a href="https://lak.acm.org/2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">LAK 2026</a>, mette in discussione come distribuiamo l’attenzione</strong></h3>



<p>Molti insegnanti e professionisti dell’apprendimento sono convinti di distribuire la propria attenzione in modo equo tra gli studenti. L’obiettivo è chiaro: aiutare tutti ed essere inclusivi.</p>



<p>Eppure, quando si osservano i comportamenti reali, emerge una dinamica diversa.</p>



<p><strong><a href="https://arxiv.org/abs/2601.13520" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Uno studio presentato alla conferenza internazionale LAK 2026</a> </strong>ha analizzato oltre 1,4 milioni di interazioni in classi di matematica supportate da sistemi di tutoraggio intelligente basati sull’intelligenza artificiale . I risultati evidenziano un fenomeno ricorrente: <strong>gli insegnanti tendono a tornare dagli stessi studenti che hanno già aiutato in precedenza.</strong></p>



<p>Questo comportamento è stato definito <em>Sticky Help</em>, cioè “aiuto appiccicoso”.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sticky Help: quando l’aiuto si concentra sempre sugli stessi studenti</strong></h3>



<p>I dati dello studio sono chiari. Uno studente che non è mai stato aiutato ha una probabilità molto bassa di ricevere supporto durante una sessione (2,6%). Questa probabilità più che raddoppia per gli studenti che hanno già ricevuto aiuto, arrivando al 6,8%</p>



<p>Non si tratta di una scelta intenzionale. Gli insegnanti coinvolti nello studio dichiarano di voler distribuire l’attenzione in modo equo tra tutti gli studenti. Tuttavia, <strong>i dati mostrano una discrepanza tra le intenzioni e i comportamenti effettivi .</strong></p>



<p>Nella pratica, l’intervento tende a concentrarsi su chi è già stato intercettato, mentre altri studenti – spesso più silenziosi o meno visibili – rischiano di rimanere ai margini.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>L’efficacia dell’aiuto: funziona subito, ma non sempre nel tempo</strong></h3>



<p>Un altro elemento centrale riguarda l’impatto dell’intervento dell’insegnante sull’apprendimento.</p>



<p>Lo studio evidenzia che i benefici dell’aiuto si concentrano principalmente nella sessione in cui avvengono. Non emergono invece effetti significativi nelle attività successive.</p>



<p>Questo dato suggerisce che l’aiuto, così come viene dato, supporta la risoluzione del compito nel breve termine, ma non garantisce la costruzione di competenze durature.</p>



<p><strong>L’intervento aiuta a procedere, ma non sempre ad apprendere.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Tra intenzione e comportamento: quando alcuni studenti restano invisibili</strong></h3>



<p><strong>Nel contesto del <a href="https://www.instudiotrissino.it/servizi/doposcuola-a-vicenza-plus/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Doposcuola Plus di InStudio</a>, questa dinamica emerge in modo molto chiaro ed è un’osservazione che negli anni è diventata sempre più evidente.</strong></p>



<p>Accanto agli studenti che richiamano l’attenzione, ce ne sono altri che tendono a rimanere invisibili: ragazzi silenziosi, poco reattivi, che non disturbano, talvolta anche in condizioni di inattività (<em>idle</em>) o di difficoltà non esplicitata.</p>



<p><strong>Sono studenti che, a uno sguardo superficiale, sembrano impegnati.</strong> Tengono il quaderno aperto, scrivono, seguono il lavoro. Ma se si entra nel dettaglio, spesso emerge altro: attività incomplete, scrittura poco significativa, esecuzione casuale.</p>



<p>Proprio perché non espongono la difficoltà, rischiano di essere meno intercettati.</p>



<p>Questa è una dinamica che, nel tempo, ho osservato con continuità. <strong>Già prima di strutturare il <a href="https://www.instudiotrissino.it/metodo-instudio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Metodo InStudio</a>, era necessario richiamare nelle riunioni del team l’attenzione su questi studenti:</strong> non sono quelli che chiedono di più, ma spesso sono quelli che hanno più bisogno di essere visti.</p>



<p>Per questo, nel lavoro educativo, diventa necessario richiamare intenzionalmente l’attenzione su di loro. Non perché chiedano di più, ma perché, <strong>proprio nella loro invisibilità operativa, il bisogno non emerge spontaneamente.</strong></p>



<p>È anche da questa consapevolezza che si è resa necessaria una gestione più strutturata del processo osservativo. <strong>Con il <a href="https://www.instudiotrissino.it/metodo-instudio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Metodo InStudio</a></strong>, questa attenzione non è più affidata al richiamo occasionale, ma diventa parte integrante del lavoro: <strong>l’osservazione viene accompagnanta, raccolta, condivisa e utilizzata nel tempo per orientare in modo intenzionale gli interventi</strong> all’interno di un protocollo strutturato, sviluppato e formalizzato nel Metodo InStudio.</p>



<p>Questa esperienza si collega direttamente a quanto evidenziato dalla ricerca. Anche nello studio, infatti, emerge una <strong>distanza tra ciò che gli insegnanti dichiarano e ciò che effettivamente accade</strong>: l’intenzione di distribuire l’attenzione in modo equo è presente, ma nella pratica intervengono automatismi che portano a concentrarsi sugli stessi studenti .</p>



<p>Il risultato non è una scelta intenzionale, ma un pattern che si ripete.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Tra intenzione e comportamento: quando serve un metodo</strong></h3>



<p>Uno degli aspetti più rilevanti messi in luce dalla ricerca è la distanza tra ciò che gli insegnanti dichiarano e ciò che effettivamente fanno.</p>



<p><strong>L’intenzione di essere equi è presente</strong>. Tuttavia, nel contesto reale della classe entrano in gioco automatismi difficili da intercettare: si tende ad aiutare chi richiede maggiore attenzione, chi manifesta apertamente la difficoltà o chi è già stato seguito.</p>



<p>Questi automatismi orientano la distribuzione dell’attenzione più di quanto si sia consapevoli.</p>



<p>Ed è proprio qui che emerge il limite: senza una struttura, anche l’esperienza e la buona intenzione non bastano a guidare l’intervento in modo consapevole.</p>



<p><strong>Lo studio suggerisce una possibile direzione operativa</strong>: <strong>integrare strumenti che rendano visibile quali studenti non sono stati aiutati di recente.</strong></p>



<p>Questa indicazione tocca un punto centrale del lavoro educativo: la necessità di rendere osservabili i processi.</p>



<p>Quando l’osservazione non è tracciata, le decisioni si costruiscono nel momento. Quando invece diventa sistematica e documentata, è possibile intervenire in modo consapevole e strutturato.</p>



<p>Ma rendere visibile non è sufficiente.</p>



<p>Serve sapere cosa osservare, come interpretarlo e come utilizzare queste informazioni nel tempo. <strong>Solo così l’osservazione smette di essere una percezione e diventa uno strumento operativo capace di orientare realmente l’intervento educativo.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il Metodo InStudio: una risposta strutturata allo “<a href="https://arxiv.org/abs/2601.13520" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sticky Help</a>”</strong></h3>



<p>È proprio su questo passaggio che si colloca il Metodo InStudio.</p>



<p><strong>Il problema evidenziato dallo studio non è l’assenza di attenzione, ma la sua gestione implicita</strong>. Il Metodo InStudio nasce per rendere questo processo esplicito, strutturato e condiviso.</p>



<p><strong>L’osservazione non è lasciata alla sensibilità del singolo, ma diventa una competenza organizzata:</strong> ciò che accade durante lo studio viene rilevato, scritto, condiviso e utilizzato per orientare le decisioni nel tempo .</p>



<p>In questo modo si supera uno dei rischi principali messi in luce dallo <em>Sticky Help</em>: intervenire sempre sugli stessi studenti senza esserne consapevoli.</p>



<p><strong>Il lavoro educativo acquista memoria, continuità e intenzionalità </strong><strong>all’interno di un protocollo operativo chiaro e agile.</strong><br>L’attenzione non segue più l’urgenza del momento, ma un processo osservativo che guida le scelte.</p>



<p>Non si tratta quindi di aiutare di più, ma di sapere perché si interviene, quando e su chi.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>D</strong><strong>all’aiuto all’intenzionalità</strong></h3>



<p>Il fenomeno dello <em>Sticky Help</em> non mette in discussione il valore dell’aiuto, ma il modo in cui viene dato.</p>



<p>Supportare resta fondamentale. Tuttavia, i dati mostrano che, senza una struttura, l’intervento rischia di rimanere legato al momento e di non produrre effetti nel tempo.</p>



<p>È qui che si gioca la differenza.</p>



<p><strong>Non tra chi aiuta e chi non aiuta, ma tra un intervento guidato dall’automatismo e uno guidato da un metodo.</strong></p>



<p>Quando l’osservazione diventa consapevole e condivisa, l’attenzione smette di essere casuale e diventa uno strumento professionale.</p>



<p>Ed è proprio in questo passaggio che si apre la possibilità di costruire percorsi realmente efficaci e sostenibili nel tempo.</p>



<p><strong>Di questo si occupano i <a href="https://www.instudiotrissino.it/chi-siamo-instudio-trissino/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">professionisti di InStudio</a></strong> e se vuoi ricevere maggiori informazioni chiamaci</p>



<p>al numero 339 4876813 o scrivici un messaggio<a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;cliccando qui</a></p>



<p><em>Scritto da</em>&nbsp;<strong>Daniela Ferrari – Founder InStudio e Tutor dell’Apprendimento – DSA-BES e ADHD Specialist</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/sticky-help-aiuto-appiccicoso-non-aiutiamo-tutti-aiutiamo-sempre-gli-stessi-studenti/">Sticky Help (aiuto appiccicoso): non aiutiamo tutti, aiutiamo sempre gli stessi studenti</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.instudiotrissino.it/sticky-help-aiuto-appiccicoso-non-aiutiamo-tutti-aiutiamo-sempre-gli-stessi-studenti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tutti uguali, ma solo a prima vista: il problema non è trovarle, è saperle vedere</title>
		<link>https://www.instudiotrissino.it/tutti-uguali-ma-solo-a-prima-vista-il-problema-non-e-trovarle-e-saperle-vedere/</link>
					<comments>https://www.instudiotrissino.it/tutti-uguali-ma-solo-a-prima-vista-il-problema-non-e-trovarle-e-saperle-vedere/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 12:44:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDUCATORI]]></category>
		<category><![CDATA[INSEGNANTI]]></category>
		<category><![CDATA[STUDENTI E SCUOLE]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi specifici dell'apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[docenti]]></category>
		<category><![CDATA[educatori]]></category>
		<category><![CDATA[Inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[instudio]]></category>
		<category><![CDATA[instudio trissino]]></category>
		<category><![CDATA[metodo instudio]]></category>
		<category><![CDATA[tutor]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.instudiotrissino.it/?p=4969</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando osserviamo una squadra di ciclisti vestiti tutti allo stesso modo, con la stessa bici e lo stesso casco, a colpo d’occhio ci sembrano uguali. Un gruppo compatto, ordinato, uniforme.Eppure sappiamo che non è così. Dentro quella stessa divisa convivono atleti diversi, per fisico, resistenza, strategia, modo di affrontare una gara. Non solo.Quei ciclisti hanno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/tutti-uguali-ma-solo-a-prima-vista-il-problema-non-e-trovarle-e-saperle-vedere/">Tutti uguali, ma solo a prima vista: il problema non è trovarle, è saperle vedere</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando osserviamo una squadra di ciclisti vestiti tutti allo stesso modo, con la stessa bici e lo stesso casco, a colpo d’occhio ci sembrano uguali. Un gruppo compatto, ordinato, uniforme.<br>Eppure sappiamo che non è così. Dentro quella stessa divisa convivono atleti diversi, per fisico, resistenza, strategia, modo di affrontare una gara. Non solo.<br>Quei ciclisti hanno tutti la stessa bici, lo stesso equipaggiamento, gli stessi strumenti. Eppure ognuno li usa in modo diverso, li adatta al proprio corpo, al proprio stile, al proprio modo di stare in gara.</p>



<p>La divisa non li rende uguali.<br>Semplicemente rende le differenze meno evidenti per chi guarda da fuori.</p>



<p>Una volta, in mezzo a un gruppo di ciclisti vestiti tutti allo stesso modo, non ho riconosciuto mio figlio. Non perché non lo conoscessi (ovviamente), ma perché in quel momento stavo guardando il gruppo, non le persone.<br>È stata un’esperienza semplice, ma che mi ha costretta a fermarmi e riflettere. Perché mi ha ricordato una cosa fondamentale: <strong>le differenze non sono sempre evidenti. Serve uno sguardo capace di riconoscerle.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Inclusione non è uniformare, ma saper osservare</h2>



<p>Quando si parla di inclusione a scuola, il pensiero va spesso a strumenti, normative, adattamenti. Tutti elementi importanti, ma non sufficienti.<br>L’inclusione autentica comincia prima di tutto dallo <strong>sguardo dell’insegnante.</strong></p>



<p>In ogni classe sono presenti studenti con storie, funzionamenti e bisogni diversi. Alcuni apprendono rapidamente, altri hanno bisogno di più tempo. C’è chi porta con sé una storia familiare complessa, chi un background migratorio, chi un funzionamento DSA, chi un’alta potenzialità che rischia di restare invisibile.<br>A prima vista possono sembrare simili: stessi banchi, stessi libri, stessa spiegazione.<br>Anche l’attenzione, a uno sguardo rapido, sembra la stessa: sguardi fissi verso l’insegnante, posture apparentemente corrette, silenzio.  Ma l’insegnante competente sa che la postura esteriore non coincide mai con il funzionamento reale dello studente. <strong>Quando l’insegnante osserva davvero, anche la sua postura professionale cambia naturalmente: diventa più attenta, più flessibile, più responsabile nelle scelte educative.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L’inclusione come competenza professionale</h2>



<p><strong>Cogliere le differenze non è un gesto spontaneo.</strong> È una competenza professionale che si costruisce nel tempo.<br>Significa allenare la capacità di <strong>osservare non solo i risultati, ma i processi;</strong> non solo le risposte, ma le tante modalità per arrivarci. Significa interrogarsi su come uno studente apprende, su quali strategie utilizza, su cosa lo ostacola e su cosa lo sostiene.</p>



<p><strong>Come accade in una squadra ciclistica: chi guida il gruppo sa riconoscere chi può tirare, chi ha bisogno di protezione, chi va lanciato al momento giusto</strong>. <strong>Non tratta tutti allo stesso modo. Proprio per questo, permette a ciascuno di dare il meglio.</strong></p>



<p>Allo stesso modo, a scuola, l’inclusione non nasce dal fare di più, ma dal fare <strong>meglio</strong>, partendo da uno sguardo più attento e consapevole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vedere lo studente, non la categoria</h2>



<p>L’inclusione non consiste nel lavorare per etichette o categorie. Non è <em>lo studente con DSA</em>, <em>l’alunno straniero</em>, <em>quello bravo</em>.<br>È riconoscere la persona nella sua unicità, andando oltre le definizioni e osservando il funzionamento reale di ciascuno.</p>



<p><strong>La vera equità non sta nel dare a tutti la stessa cosa, ma nel mettere ogni studente nelle condizioni di poter apprendere, crescere e diventare autonomo.</strong> Questo richiede una continua disponibilità a rimettere in discussione il proprio modo di insegnare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando lo sguardo diventa competenza e Metodo</h2>



<p>Essere inclusivi non significa avere risposte preconfezionate per ogni situazione. Significa allenare lo sguardo, giorno dopo giorno.<br>Perché solo un insegnante che sa davvero osservare può cogliere le differenze, riconoscere le unicità e accompagnare ogni studente nel proprio percorso di apprendimento.</p>



<p>E, come accade anche nella vita, solo quando smettiamo di guardare l’insieme e iniziamo a vedere le persone, l’inclusione diventa una pratica reale e non solo una parola.</p>



<p><strong>Nel <a href="https://www.instudiotrissino.it/metodo-instudio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Metodo InStudio</a> questo sguardo non è lasciato all’intuizione del singolo: è sostenuto da un protocollo di osservazione e intervento</strong> che guida l’adulto a leggere i funzionamenti degli studenti e a scegliere consapevolmente come agire. L’inclusione, così, non si applica: si costruisce.</p>



<p>Il libro sul MetodoInStudio: https://www.ericksonlive.it/prodotto/organizzazione-e-management-scolastico/metodo-instudio/</p>



<p><strong>Di questo si occupano i professionisti di InStudio</strong>&nbsp;e se vuoi ricevere maggiori informazioni chiamaci</p>



<p>al numero 339 4876813 o scrivici un messaggio<a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;cliccando qui</a></p>



<p><em>Scritto da</em>&nbsp;<strong>Daniela Ferrari – Founder InStudio e Tutor dell’Apprendimento – DSA-BES e ADHD Specialist</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/tutti-uguali-ma-solo-a-prima-vista-il-problema-non-e-trovarle-e-saperle-vedere/">Tutti uguali, ma solo a prima vista: il problema non è trovarle, è saperle vedere</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.instudiotrissino.it/tutti-uguali-ma-solo-a-prima-vista-il-problema-non-e-trovarle-e-saperle-vedere/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il paradosso educativo: noi apprenderemmo nel modo in cui insegniamo?</title>
		<link>https://www.instudiotrissino.it/il-paradosso-educativo-apprenderemmo-noi-nel-modo-in-cui-insegniamo/</link>
					<comments>https://www.instudiotrissino.it/il-paradosso-educativo-apprenderemmo-noi-nel-modo-in-cui-insegniamo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 14:02:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DSA-BES]]></category>
		<category><![CDATA[EDUCATORI]]></category>
		<category><![CDATA[INSEGNANTI]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[STUDENTI E SCUOLE]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[DSA]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti e studenti]]></category>
		<category><![CDATA[instudio]]></category>
		<category><![CDATA[instudiotrissino]]></category>
		<category><![CDATA[lucangeli]]></category>
		<category><![CDATA[metodo instudio]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.instudiotrissino.it/?p=4920</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non si può insegnare ciò che non si vive Non si può insegnare ciò di cui non si fa esperienza. afferma Daniela Lucangeli, richiamando gli adulti alla coerenza educativa: non possiamo chiedere agli studenti ciò che noi stessi non siamo capaci di vivere. È una frase che dovrebbe risuonare dentro ogni educatore, insegnante o tutor, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/il-paradosso-educativo-apprenderemmo-noi-nel-modo-in-cui-insegniamo/">Il paradosso educativo: noi apprenderemmo nel modo in cui insegniamo?</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><br><strong>Non si può insegnare ciò che non si vive</strong></p>



<p></p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Non si può insegnare ciò di cui non si fa esperienza.</em></p>
</blockquote>



<p class="has-small-font-size">afferma Daniela Lucangeli, richiamando gli adulti alla coerenza educativa: non possiamo chiedere agli studenti ciò che noi stessi non siamo capaci di vivere.</p>



<p class="has-small-font-size">È una frase che dovrebbe risuonare dentro ogni educatore, insegnante o tutor, perché nel mondo della scuola, e dell’apprendimento in generale, accade spesso il contrario. Chiediamo agli studenti competenze che noi stessi non possediamo o che fatichiamo a vivere nella nostra quotidianità professionale. Questa incoerenza non nasce da cattiva volontà, ma dall’abitudine a credere che insegnare significhi trasmettere, più che incarnare. Eppure, se vogliamo davvero accompagnare gli studenti nella crescita, dobbiamo riconoscere e comprendere i nostri processi.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La contraddizione quotidiana dell’adulto educatore</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-small-font-size">Ci aspettiamo che gli studenti siano organizzati, mentre noi stessi non arriviamo puntuali.</li>



<li class="has-small-font-size">Pretendiamo che sappiano tollerare l’errore, mentre noi lo viviamo come una ferita o una minaccia alla nostra professionalità.</li>



<li class="has-small-font-size">Chiediamo flessibilità, mentre continuiamo a spiegare sempre nello stesso modo.</li>



<li class="has-small-font-size">Reclamiamo autonomia, mentre forniamo consegne rigide che rendono lo studente dipendente dall’adulto.</li>



<li class="has-small-font-size">Richiediamo di non usare strumenti compensativi, mentre noi adulti li utilizziamo continuamente nella vita quotidiana.</li>



<li class="has-small-font-size">Impediamo l’uso di strumenti digitali, spesso perché noi stessi non li conosciamo o non sappiamo integrarli nella didattica. </li>
</ul>



<p></p>



<p class="has-small-font-size">E intanto l’apprendimento, come ricorda Lucangeli, può funzionare solo se la relazione educativa è autentica, credibile e vissuta in prima persona dall’adulto.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il grande non detto: </strong><strong>p</strong><strong>retendiamo che gli studenti imparino nell’unico modo in cui noi sappiamo spiegare</strong></h3>



<p class="has-small-font-size">C’è un altro punto che raramente viene considerato: spesso pretendiamo che gli studenti apprendano nel modo in cui noi spieghiamo. Diamo per scontato che un modello lineare, basato sull’ascolto, la presa di appunti con l’aggiunta di qualche slide, valga per tutti e in ogni contesto. Ma se ci chiedessimo sinceramente se noi, al posto loro, riusciremmo ad apprendere così, la risposta nella maggior parte dei casi sarebbe no. Non perché siamo incapaci, ma perché ogni cervello apprende in modo unico, diverso da quello del collega accanto e diverso da quello di ogni studente che accompagniamo. Pensare che esista un unico modo efficace per tutti è un mito educativo che continua a generare frustrazione.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong><em>Il paradosso dei compensi: gli adulti ne dipendono, ma li vietano ai ragazzi</em></strong></h4>



<p class="has-small-font-size">C’è una grande incoerenza che fatichiamo a vedere: noi adulti siamo costantemente compensati. Utilizziamo assistenti vocali come Alexa per ricordare impegni e scadenze, scriviamo con correttori grammaticali sempre attivi, cerchiamo informazioni in pochi secondi sullo smartphone, ci orientiamo con Google Maps senza memorizzare nulla, prendiamo decisioni supportati da calcolatrici, fogli Excel, reminder, note vocali, traduttori e intelligenze artificiali che semplificano testi, processi e informazioni. <strong>Viviamo in un mondo progettato per ridurre il carico cognitivo.</strong> Eppure chiediamo agli studenti di non usare strumenti compensativi in classe, come se la vita reale non fosse già piena di supporti.</p>



<p class="has-small-font-size">È un paradosso profondo: <strong>non accettiamo le compensazioni quando sono necessarie agli studenti, perché le guardiamo come scorciatoie o escamotage</strong> e quindi chiediamo loro di calcolare a mente ciò che noi facciamo con la calcolatrice, di scrivere senza errori ciò che noi correggiamo digitalmente, di ricordare a memoria ciò che noi cerchiamo online, di concentrarsi senza supporti quando noi usiamo app per aiutare la nostra attenzione, di organizzarci senza strumenti quando noi viviamo grazie ai calendari digitali. Noi siamo immersi in un contesto in cui i compensi sono la normalità. Il punto non è togliere strumenti, ma insegnare a usarli in modo consapevole e strategico soprattutto quando necessare all’apprendimento degli studenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il <a href="https://www.instudiotrissino.it/metodo-instudio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Metodo InStudi</a>o: il metodo che si adatta allo studente, non viceversa</strong></h3>



<p class="has-small-font-size">Il Metodo InStudio nasce proprio da questa consapevolezza: <strong>non è lo studente che deve adattarsi al metodo, ma è il metodo che si adatta allo studente</strong>. È una rivoluzione silenziosa ma potentissima, perché ribalta la logica del <em>modo giusto di studiare</em>. Ogni studente apprende in un modo unico, e l’adulto ha la responsabilità di scoprirlo attraverso osservazione, ascolto, sperimentazione e adattamento. Ciò richiede coraggio e onestà professionale, perché educare significa spesso disimparare ciò che ci rende rigidi e aprirsi alla possibilità che strategie nuove possano funzionare meglio.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong><em>L’adulto come modello: la coerenza educativa come fondamento</em></strong></h4>



<p class="has-small-font-size">Gli studenti imparano molto più da ciò che osservano che da ciò che ascoltano. Se un adulto accoglie l’errore, anche lo studente si sentirà libero di farlo. Se un adulto mostra flessibilità, anche lo studente imparerà ad adattarsi. Se un adulto si ferma, respira, si emoziona e riparte, lo studente comprende che l’apprendimento non è una gara, ma un processo vivo. Quando invece viene predicato un ideale che non è praticato, nasce una distanza educativa in cui la fiducia si incrina e l’apprendimento si indebolisce.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong><em>Cosa chiediamo agli studenti, e cosa chiediamo a noi stessi</em></strong></h4>



<p class="has-small-font-size"><strong>Prima di chiedere organizzazione, autonomia, resilienza, calma, attenzione, motivazione o flessibilità dovremmo chiederci se possediamo almeno in parte ciò che richiediamo.</strong> Se stiamo modellando il comportamento che vorremmo vedere negli studenti. Se stiamo costruendo un ambiente che rispecchia ciò che diciamo. Riconoscere che la risposta è <em>non ancora </em>non è un fallimento, ma l’inizio di un apprendimento nuovo: quello dell’adulto che si apre alla coerenza educativa.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>L’educazione come incontro umano</strong></h3>



<p class="has-small-font-size">L’educazione non è un atto unilaterale né una semplice trasmissione di tecniche. È un incontro. Richiede presenza, vulnerabilità, ascolto e coerenza. <strong>Richiede adulti disposti a imparare quanto gli studenti, ad adattarsi quanto gli studenti, a sbagliare quanto gli studenti.</strong> Gli studenti crescono quando cresciamo noi, diventano autonomi quando impariamo a lasciare spazio, imparano davvero quando l’adulto è disposto a farlo per primo. Come ricorda Lucangeli, non possiamo insegnare ciò di cui non facciamo esperienza. Ma possiamo scegliere, ogni giorno, di farne esperienza insieme ai nostri studenti e costruire, passo dopo passo, una scuola e un apprendimento più umano, più inclusivo.</p>



<p><strong>Di questo si occupano i professionisti di InStudio</strong>&nbsp;e se vuoi ricevere maggiori informazioni chiamaci</p>



<p>al numero 339 4876813 o scrivici un messaggio<a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;cliccando qui</a></p>



<p><em>Scritto da</em>&nbsp;<strong>Daniela Ferrari – Founder, Tutor dell’Apprendimento – DSA-BES e ADHD Specialist.</strong></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/il-paradosso-educativo-apprenderemmo-noi-nel-modo-in-cui-insegniamo/">Il paradosso educativo: noi apprenderemmo nel modo in cui insegniamo?</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.instudiotrissino.it/il-paradosso-educativo-apprenderemmo-noi-nel-modo-in-cui-insegniamo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Attribuzione esterna: quando anche gli insegnanti spostano il focus</title>
		<link>https://www.instudiotrissino.it/attribuzione-esterna-quando-anche-gli-insegnanti-spostano-il-focus/</link>
					<comments>https://www.instudiotrissino.it/attribuzione-esterna-quando-anche-gli-insegnanti-spostano-il-focus/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2025 11:54:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADULTI]]></category>
		<category><![CDATA[EDUCATORI]]></category>
		<category><![CDATA[INSEGNANTI]]></category>
		<category><![CDATA[STUDENTI E SCUOLE]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[educatori]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[metodo instudio]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[tutor]]></category>
		<category><![CDATA[voti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.instudiotrissino.it/?p=4900</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non studia perché non ha voglia.È distratto.Non si applica. Quante volte, davanti alle difficoltà di uno studente, pronunciamo queste frasi?Eppure, in quel momento, stiamo facendo proprio ciò che spesso rimproveriamo agli studenti: stiamo attribuendo la causa all’esterno. Cos’è l’attribuzione esterna Secondo la Teoria dell’attribuzione di Bernard Weiner (1985), ognuno di noi tende a spiegare i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/attribuzione-esterna-quando-anche-gli-insegnanti-spostano-il-focus/">Attribuzione esterna: quando anche gli insegnanti spostano il focus</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Non studia perché non ha voglia.<br>È distratto.<br>Non si applica.</em></p>
</blockquote>



<p>Quante volte, davanti alle difficoltà di uno studente, pronunciamo queste frasi?<br>Eppure, in quel momento, stiamo facendo proprio ciò che spesso rimproveriamo agli studenti: <strong>stiamo attribuendo la causa all’esterno</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è l’attribuzione esterna</strong></h3>



<p>Secondo la <strong>Teoria dell’attribuzione</strong> di <em>Bernard Weiner</em> (1985), ognuno di noi tende a spiegare i propri successi o insuccessi cercando la causa in base a tre dimensioni fondamentali: il <strong>locus</strong>, cioè il luogo della causa, che può essere interno (dipende da me) o esterno (dipende da fattori esterni); la <strong>stabilità</strong>, ovvero se la causa è stabile nel tempo o può cambiare; e la <strong>controllabilità</strong>, che riguarda la possibilità o meno di agire su quella causa.</p>



<p>Quando uno studente dice “il compito era troppo difficile” o “la prof ce l’ha con me”, sta compiendo un’attribuzione esterna e non controllabile. È una forma di difesa psicologica che riduce il senso di colpa e protegge l’autostima, ma allo stesso tempo diminuisce la percezione di controllo: se<em> non dipende da me</em>, allora non posso cambiare nulla.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>E gli adulti? Anche noi lo facciamo.</strong></h3>



<p>L’attribuzione esterna non è solo una dinamica degli studenti.<br>Anche noi adulti, insegnanti, tutor, educatori possiamo cadere nello stesso schema.<br>Solo che, nel nostro caso, suona così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>La classe è difficile.<br>I genitori non collaborano.<br>Con questi ragazzi è impossibile lavorare.</em></p>
</blockquote>



<p>Sono pensieri comprensibili e spesso realistici. Ma se diventano abituali, rischiano di <strong>ridurre il nostro potere d’azione</strong>.<br>Ogni volta che spostiamo la responsabilità fuori da noi, smettiamo di interrogarci su <em>come</em> possiamo cambiare qualcosa.</p>



<p>Ricerche recenti (ad esempio <em>Frenzel et al., Frontiers in Psychology, 2018</em>) mostrano che le <strong>attribuzioni causali degli insegnanti</strong> influenzano le loro emozioni professionali: più l’insuccesso viene attribuito a cause esterne e incontrollabili, più aumentano frustrazione e senso di impotenza.<br>Al contrario, una percezione interna e controllabile favorisce atteggiamenti proattivi e una relazione educativa più efficace.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La chiave: l’attribuzione consapevole</strong></h3>



<p>Essere consapevoli di questi meccanismi non significa colpevolizzarsi, ma riconoscere dove possiamo agire.<br>Ogni relazione educativa è un equilibrio tra fattori interni ed esterni, personali e contestuali.<br>Riconoscerli permette di riportare il focus sull’unica leva che possiamo davvero muovere: <strong>noi stessi</strong>.</p>



<p>Nel <strong>Metodo InStudio</strong> lavoriamo proprio su questo doppio livello:<br>aiutiamo lo <strong>studente</strong> a riconoscere le proprie strategie, comprendere i margini di miglioramento e recuperare un senso di controllo;<br>e accompagniamo l’<strong>adulto</strong> (insegnante o tutor) a mantenere uno sguardo riflessivo, capace di leggere i segnali e modulare il proprio intervento in modo intenzionale e consapevole.</p>



<p>Quando entrambi — studente e insegnante — imparano a spostare lo sguardo da <em>“chi è il colpevole”</em> a <em>“cosa posso fare io”</em>, il cambiamento diventa possibile.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un passo oltre la teoria</strong></h3>



<p>Molte ricerche analizzano l’attribuzione esterna dal punto di vista degli studenti, sottolineando quanto influisca sulla motivazione e sull’autostima.<br>Nel <strong>Metodo InStudio</strong>, invece, andiamo oltre questa prospettiva: crediamo che la consapevolezza debba riguardare anche gli <strong>adulti</strong> che accompagnano il percorso di apprendimento.</p>



<p>Essere educatori autoriflessivi significa riconoscere che il nostro modo di interpretare ciò che accade, le nostre stesse attribuzioni, condiziona la relazione e l’efficacia dell’intervento.<br>Solo quando anche l’adulto si mette in gioco, l’apprendimento può davvero diventare un processo condiviso, trasformativo e inclusivo.</p>



<p>Attribuire all’esterno non è un errore: è qualcosa che facciamo tutti, spesso senza rendercene conto. È un meccanismo umano, spontaneo, che serve a proteggerci quando qualcosa non va come vorremmo.<br>Ma nel contesto educativo, imparare a riconoscere questa tendenza diventa il primo passo per trasformarla in consapevolezza.</p>



<p>La crescita, infatti, non nasce dal giudizio o dalla ricerca di un colpevole, ma dalla capacità di fermarsi e chiedersi: <em>Cosa posso fare io, qui e ora, per far funzionare meglio le cose?</em><br>È da questa domanda che inizia ogni vero cambiamento, tanto per gli studenti quanto per noi adulti educatori.</p>



<p>Aiutare uno studente a ritrovare fiducia in sé significa anche aiutare noi stessi a vedere dove possiamo agire, modulare, cambiare. È un cammino condiviso, fatto di osservazione, riflessione e crescita reciproca.</p>



<p></p>



<p><strong>Di questo si occupano i professionisti di InStudio</strong>&nbsp;e se vuoi ricevere maggiori informazioni chiamaci</p>



<p>al numero 339 4876813 o scrivici un messaggio<a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;cliccando qui</a></p>



<p><em>Scritto da</em>&nbsp;<strong>Daniela Ferrari – Founder, Tutor dell’Apprendimento – DSA-BES e ADHD Specialist.</strong></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/attribuzione-esterna-quando-anche-gli-insegnanti-spostano-il-focus/">Attribuzione esterna: quando anche gli insegnanti spostano il focus</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.instudiotrissino.it/attribuzione-esterna-quando-anche-gli-insegnanti-spostano-il-focus/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Contro la dispersione scolastica: la forza di un metodo inclusivo</title>
		<link>https://www.instudiotrissino.it/contro-la-dispersione-scolastica-la-forza-di-un-metodo-inclusivo/</link>
					<comments>https://www.instudiotrissino.it/contro-la-dispersione-scolastica-la-forza-di-un-metodo-inclusivo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2025 10:55:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADOLESCENTI]]></category>
		<category><![CDATA[EDUCATORI]]></category>
		<category><![CDATA[GENITORI]]></category>
		<category><![CDATA[INSEGNANTI]]></category>
		<category><![CDATA[STUDENTI E SCUOLE]]></category>
		<category><![CDATA[abbandono scolastico]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[buone prassi educative]]></category>
		<category><![CDATA[convegno erickson]]></category>
		<category><![CDATA[difficoltà scolastiche]]></category>
		<category><![CDATA[dispersione scolastica]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti e studenti]]></category>
		<category><![CDATA[instudio trissino]]></category>
		<category><![CDATA[instudionontimolla]]></category>
		<category><![CDATA[metodo di studio]]></category>
		<category><![CDATA[metodo instudio]]></category>
		<category><![CDATA[motivazione alla studio]]></category>
		<category><![CDATA[scuola inclusiva]]></category>
		<category><![CDATA[scuola secondaria]]></category>
		<category><![CDATA[supporto allo studio]]></category>
		<category><![CDATA[trissino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.instudiotrissino.it/?p=4883</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando si parla di dispersione scolastica si pensa spesso all’abbandono, all’uscita precoce dal percorso scolastico.Ma la dispersione comincia molto prima. A volte inizia in prima media, quando un ragazzino comincia a collezionare insufficienze, a sentirsi sbagliato, a convincersi che la scuola non faccia per lui.A volte inizia alle superiori, quando la fatica di studiare per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/contro-la-dispersione-scolastica-la-forza-di-un-metodo-inclusivo/">Contro la dispersione scolastica: la forza di un metodo inclusivo</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Quando si parla di dispersione scolastica si pensa spesso all’abbandono, all’uscita precoce dal percorso scolastico.<br>Ma la dispersione comincia molto prima.</em></strong></p>



<p><br>A volte inizia in prima media, quando un ragazzino comincia a collezionare insufficienze, a sentirsi sbagliato, a convincersi che la scuola non faccia per lui.<br>A volte inizia alle superiori, quando la fatica di studiare per ore senza risultati logora la motivazione e alimenta la frustrazione.<br>Le famiglie iniziano a cercare aiuto. Le ripetizioni diventano l’unico argine, ma spesso inefficace.<br>E intanto, l’idea dello studio come strada per crescere si sgretola.<br>Lo studente si difende come può: dicendo che non gli interessa, che tanto non serve a nulla, che la scuola è noiosa.</p>



<p>La dispersione scolastica è ancora oggi uno dei problemi più urgenti del nostro sistema educativo.</p>



<p>Secondo i dati più recenti della Commissione Europea (<em>Education and Training Monitor 2024</em>), in Italia il <strong>10,5%</strong> dei giovani tra i 18 e i 24 anni abbandona prematuramente gli studi, con punte più elevate in alcune regioni del Sud. Sebbene il dato sia in calo rispetto all’11,5% degli anni precedenti, resta superiore alla media europea.</p>



<p>A questo si aggiunge il fenomeno della <strong>dispersione implicita</strong>: studenti che completano il percorso scolastico senza acquisire le competenze di base. Nel 2024, il Ministero dell’Istruzione ha segnalato un calo anche in questo ambito, con una stima del <strong>6,6%</strong> a livello nazionale.</p>



<p>Numeri che raccontano una realtà complessa: <strong>molti studenti si perdono lungo il percorso.</strong> Alcuni si fermano prima del diploma, altri ci arrivano, ma senza strumenti reali per affrontare il futuro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Non basta studiare per riuscire</h3>



<p>Ci sono studenti che studiano anche 3 o 4 ore al giorno, ma senza risultati.<br>Studenti che hanno frequentato corsi sul metodo di studio, conoscono tecniche, strategie… eppure restano indietro.</p>



<p><strong>Non è solo una questione di impegno o intelligenza.</strong><br>Spesso è una questione di metodo – o meglio: di mancanza di <strong>un metodo personalizzato</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quando un ragazzo pensa di ritirarsi da scuola…</h3>



<p>Le motivazioni sono tante, spesso invisibili a un primo sguardo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Difficoltà scolastiche mai affrontate seriamente, che generano frustrazione</li>



<li>Indirizzi di studio sbagliati o scelti per compiacere altri</li>



<li>Mancanza di motivazione, legata a insicurezze personali</li>



<li>Episodi di bullismo o disagio sociale</li>



<li>DSA non riconosciuti o gestiti in modo inadeguato</li>
</ul>



<p>In molti casi <strong>non si tratta di vero disinteresse verso lo studio</strong>, ma di <strong>sfiducia e stanchezza emotiva</strong>.<br>È il senso di inadeguatezza che si insinua anche nei ragazzi più volenterosi.<br>E se non c’è un intervento tempestivo e mirato, il rischio di abbandono diventa concreto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un supporto che parte dall’ascolto</h3>



<p>Nel nostro centro, <strong>InStudio Trissino</strong>, lavoriamo ogni giorno con studenti di ogni età, cercando non solo di supportarli nello studio, ma di <strong>ricostruire un senso di fiducia</strong>. Il nostro non è un lavoro clinico ma educativo, orientativo e concreto. Cerchiamo <strong>strategie reali, strumenti funzionali e percorsi praticabili</strong>.</p>



<p>Negli anni, proprio da questa esperienza quotidiana, è nato il <strong><a href="https://www.instudiotrissino.it/sistema-di-apprendimento-instudio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Metodo InStudio</a></strong>, una prassi costruita sul campo, che mette insieme <strong>accoglienza, osservazione e personalizzazione</strong>. Un approccio inclusivo, che guarda all’unicità dello studente.</p>



<p>Il metodo è stato recentemente <strong>selezionato tra le Buone Prassi Educative del </strong><a href="https://www.erickson.it/it/la-qualita-dell-inclusione-scolastica-e-sociale-14112025" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Convegno Erickson 2025 di Rimini</strong>,</a> dove avremo l’opportunità di raccontare la nostra esperienza accanto agli studenti e condividere riflessioni con altri professionisti del settore educativo.</p>



<p>Ogni volta che un ragazzo ritrova fiducia in sé stesso e rimane nel percorso formativo, non è solo una conquista personale: è un passo avanti nella lotta contro la dispersione scolastica.</p>



<p>Il nostro obiettivo è semplice ma ambizioso: aiutare ogni studente a trovare il proprio modo di apprendere e il proprio posto nel percorso scolastico. Perché nessuno studente dovrebbe sentirsi “sbagliato” o fuori posto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un impegno che non è solo nostro</h3>



<p>La lotta alla dispersione scolastica non può essere lasciata solo alla scuola. È un compito <strong>di rete</strong>: servono famiglie coinvolte, educatori formati, tutor preparati, enti territoriali connessi.</p>



<p>Anche tu, se sei <strong>genitore, insegnante o educatore</strong>, puoi contribuire a cambiare le cose. Non servono miracoli, ma <strong>metodo, ascolto, confronto</strong>.</p>



<p>Noi ci siamo. Ogni giorno. Perché nessuno studente deve sentirsi sbagliato o fuori posto.</p>



<p><strong>Di questo si occupano i professionisti di InStudio</strong>&nbsp;e se vuoi ricevere maggiori informazioni chiamaci</p>



<p>al numero 339 4876813 o scrivici un messaggio<a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;cliccando qui</a></p>



<p><em>Scritto da</em>&nbsp;<strong>Daniela Ferrari – Founder, Tutor dell’Apprendimento – DSA-BES e ADHD Specialist.</strong></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/contro-la-dispersione-scolastica-la-forza-di-un-metodo-inclusivo/">Contro la dispersione scolastica: la forza di un metodo inclusivo</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.instudiotrissino.it/contro-la-dispersione-scolastica-la-forza-di-un-metodo-inclusivo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Se bastasse una mappa e stare fermi… tutti sarebbero geni</title>
		<link>https://www.instudiotrissino.it/se-bastasse-una-mappa-e-stare-fermi-tutti-sarebbero-geni/</link>
					<comments>https://www.instudiotrissino.it/se-bastasse-una-mappa-e-stare-fermi-tutti-sarebbero-geni/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Aug 2025 11:31:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[GENITORI]]></category>
		<category><![CDATA[STUDENTI E SCUOLE]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi specifici dell'apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[DSA]]></category>
		<category><![CDATA[instudio]]></category>
		<category><![CDATA[instudiotrissino]]></category>
		<category><![CDATA[mappe]]></category>
		<category><![CDATA[metodo di apprendimento Instudio]]></category>
		<category><![CDATA[metodo di studio]]></category>
		<category><![CDATA[metodoinstudio]]></category>
		<category><![CDATA[ripetizioni]]></category>
		<category><![CDATA[sostegno scolastico]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.instudiotrissino.it/?p=4858</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando vedi tuo figlio muoversi sulla sedia, gesticolare o distrarsi facilmente, potresti pensare che stia perdendo tempo. Ma se invece fosse proprio il suo modo di imparare? Oggi va molto di moda pensare che basti una mappa concettuale per studiare. Genitori e insegnanti, convinti di aiutare, spesso le preparano direttamente al posto dei ragazzi. A [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/se-bastasse-una-mappa-e-stare-fermi-tutti-sarebbero-geni/">Se bastasse una mappa e stare fermi… tutti sarebbero geni</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p><em><br>Quando vedi tuo figlio muoversi sulla sedia, gesticolare o distrarsi facilmente, potresti pensare che stia perdendo tempo. Ma se invece fosse proprio il suo modo di imparare?</em></p>



<p>Oggi va molto di moda pensare che basti una mappa concettuale per studiare. Genitori e insegnanti, convinti di aiutare, spesso le preparano direttamente al posto dei ragazzi. A questo si aggiungono le numerose <strong>app che generano mappe automaticamente</strong>, dando l’illusione di semplificare lo studio e rendere tutto immediato. Ma se fosse davvero così semplice, tutti gli studenti sarebbero dei geni.</p>



<p>Le ricerche sull’apprendimento mostrano che non è la mappa pronta a fare la differenza, ma <strong>il lavoro che lo studente compie per costruirla</strong>: selezionare i concetti, collegarli tra loro, riscriverli con parole proprie, rappresentarne graficamente le relazioni.</p>



<p><br>Allo stesso modo,<strong> anche l’idea che per studiare si debba stare immobili e concentrati in silenzio è superata</strong>. Muoversi, usare le mani, gesticolare o cambiare posizione non sono distrazioni: sono parte attiva del pensiero.<br></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il corpo come risorsa</h2>



<p>Per anni abbiamo separato mente e corpo, come se funzionassero in modo indipendente. Oggi sappiamo che non è così:<strong> il corpo non accompagna solo l’apprendimento, ma ne fa parte. </strong>Muoversi mentre si ripassa, usare i gesti per spiegare un concetto, manipolare oggetti: sono tutte strategie che aiutano il cervello a elaborare e memorizzare.</p>



<p><br>Come ricorda un articolo di <a href="https://rivistedigitali.erickson.it/integrazione-scolastica-sociale/it/visualizza/pdf/1109?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Erickson</a>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La corporeità non è un elemento accessorio, ma parte integrante della cognizione, un dispositivo che favorisce processi di apprendimento e inclusione.</p>
</blockquote>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading">Mappe e intelligenza artificiale: il rischio della passività</h2>



<p>Le nuove app che creano automaticamente mappe concettuali sembrano offrire scorciatoie. Ma se la mappa è fatta da altri, lo studente rimane passivo. È proprio nel costruire la mappa — nel selezionare, collegare e riorganizzare i concetti — che il cervello lavora davvero.<br><br>Detto questo, ci sono casi particolari in cui una mappa “fornita” ha una funzione essenziale. Pensiamo agli studenti con difficoltà cognitive, o a chi, per le proprie caratteristiche specifiche, fatica a organizzare in autonomia le informazioni: in questi casi la mappa diventa uno strumento compensativo e non una scorciatoia.<br><br>La differenza, quindi, non sta nello strumento in sé, ma nell’uso consapevole e personalizzato che se ne fa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fatica del personalizzare e i limiti degli strumenti</h2>



<p>Personalizzare l’apprendimento non è mai un’operazione semplice né immediata. Spesso, chi guarda dall’esterno pensa che basti fornire una mappa concettuale, un riassunto o uno schema già pronto. In realtà, dietro un percorso efficace c’è un lavoro molto più complesso: significa <strong>ascoltare, osservare, comprendere i bisogni dello studente e tradurli in strategie concrete</strong>, ogni volta diverse.</p>



<p>È una fatica reale, perché richiede tempo, energia, creatività e soprattutto <strong>competenze specifiche</strong>. Non basta la buona volontà: <strong>servono tutor preparati, formati per leggere le difficoltà, valorizzare i punti di forza e scegliere lo strumento giusto per ogni ragazzo.</strong></p>



<p>Una mappa già fatta può sembrare la soluzione, ma rischia di rendere lo studente passivo. <strong>Una mappa costruita insieme, invece, diventa un esercizio di pensiero</strong>: un modo per aiutare il ragazzo a diventare protagonista del suo apprendimento.</p>



<p>Ed è qui che si vede la differenza tra un aiuto superficiale e il lavoro di un tutor esperto. <strong>Personalizzare significa accettare la complessità e affrontarla con professionalità</strong>: è questa la fatica quotidiana che porta risultati veri. </p>



<p>Naturalmente, anche il corpo, il movimento e gli strumenti compensativi hanno limiti: non tutto può essere appreso con un disegno, un gesto o un’esperienza concreta. Concetti complessi e astratti richiedono anche riflessione, confronto e pensiero critico</p>



<p>Come ricorda la professoressa <a href="https://www.orizzontescuola.it/lansia-brucia-energie-ed-immobilizza-uno-studente-che-a-scuola-si-sente-non-capito-e-giudicato-fa-fatica-nello-studio-intervista-alla-professoressa-lucangeli/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Daniela Lucangeli</a>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Il cervello funziona immerso in un corpo che lo condiziona, ma è l’integrazione tra tutte le dimensioni che consente di apprendere davvero.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading"><br>La nostra visione: il Metodo InStudio</h2>



<p>Tutto questo ci porta a una conclusione chiara: lo studio non è mai solo un fatto di cervello, né solo di corpo o di ambiente. È una complessa interazione di fattori, che varia da studente a studente.<br><br>Per questo al Centro InStudio con il nostro <a href="https://www.instudiotrissino.it/sistema-di-apprendimento-instudio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Metodo InStudio</a> non ci limitiamo a una teoria universale o a uno strumento standardizzato. Costruiamo percorsi personalizzati che integrano metodo di studio, benessere emotivo, strategie sensoriali e, quando serve, strumenti compensativi.<br><br>Per uno studente con dislessia questo può significare usare il movimento per memorizzare le formule; per un ragazzo con difficoltà di attenzione può voler dire studiare in piedi per qualche minuto o stringere una pallina antistress per mantenere la concentrazione. Ogni piccolo gesto può fare la differenza.<br><br>Accogliamo ciò che la ricerca offre, riconosciamo i limiti e trasformiamo queste conoscenze in pratiche concrete. Così lo studio diventa più efficace, inclusivo e vicino alla vita reale.</p>



<p><strong>Di questo si occupano i professionisti di InStudio</strong>&nbsp;e se vuoi ricevere maggiori informazioni chiamaci </p>



<p>al numero  339 4876813 o scrivici un messaggio<a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> cliccando qui</a><br></p>



<p><em>Scritto da</em>&nbsp;<strong>Daniela Ferrari – Founder, Tutor dell’Apprendimento – DSA-BES e ADHD Specialist.</strong><br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/se-bastasse-una-mappa-e-stare-fermi-tutti-sarebbero-geni/">Se bastasse una mappa e stare fermi… tutti sarebbero geni</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.instudiotrissino.it/se-bastasse-una-mappa-e-stare-fermi-tutti-sarebbero-geni/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ChatGPT e didattica: escluderla o integrarla? Ecco come la mettiamo</title>
		<link>https://www.instudiotrissino.it/chatgpt-e-didattica-escluderla-o-integrarla-ecco-come-la-mettiamo/</link>
					<comments>https://www.instudiotrissino.it/chatgpt-e-didattica-escluderla-o-integrarla-ecco-come-la-mettiamo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 09:05:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADOLESCENTI]]></category>
		<category><![CDATA[ADULTI]]></category>
		<category><![CDATA[BAMBINI]]></category>
		<category><![CDATA[CORSI]]></category>
		<category><![CDATA[DSA-BES]]></category>
		<category><![CDATA[GENITORI]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Personal]]></category>
		<category><![CDATA[STUDENTI E SCUOLE]]></category>
		<category><![CDATA[ai e scuola]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[ChatGPT]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[didattica digitale]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi specifici dell'apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[doposcuola vicenza]]></category>
		<category><![CDATA[DSA]]></category>
		<category><![CDATA[dsa vicenza]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[instudio]]></category>
		<category><![CDATA[instudionontimolla]]></category>
		<category><![CDATA[instudiotrissino]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[metodo di apprendimento Instudio]]></category>
		<category><![CDATA[ripeetizioni vecenza]]></category>
		<category><![CDATA[ripetizioni]]></category>
		<category><![CDATA[scuola e tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[sostegno scolastico]]></category>
		<category><![CDATA[strumenti compensativi]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[trissino]]></category>
		<category><![CDATA[vicenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.instudiotrissino.it/?p=4672</guid>

					<description><![CDATA[<p>ChatGPT è già nei dispositivi degli studenti. Ha senso ignorarla? Noi pensiamo di no. In questo articolo ti raccontiamo come l’intelligenza artificiale può diventare alleata dell’apprendimento – se guidata con criterio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/chatgpt-e-didattica-escluderla-o-integrarla-ecco-come-la-mettiamo/">ChatGPT e didattica: escluderla o integrarla? Ecco come la mettiamo</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size">È inevitabile: molti studenti oggi usano ChatGPT, sia per chiarire concetti, sia per organizzare lo studio o completare compiti.<strong> La domanda essenziale non è se usarla, ma come</strong>. Escluderla a priori significa ignorare ciò che già accade sui dispositivi scolastici.</p>



<p class="has-large-font-size"><strong>Includerla con consapevolezza</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">A InStudio Trissino crediamo che ChatGPT, se inserito con intelligenza pedagogica, possa:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-medium-font-size"> favorire la comprensione approfondita;</li>



<li class="has-medium-font-size"> sostenere l’autonomia e la motivazione;</li>



<li class="has-medium-font-size"> diventare alleato di chi ha DSA o ADHD.</li>
</ul>



<p class="has-medium-font-size">L’importante è guidare gli studenti al suo uso etico, responsabile e riflessivo,<strong> non lasciare il tutto al caso</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size"><br><strong>Nel nostro centro non solo usiamo strumenti come ChatGPT: ci stiamo anche formando e aggiornando costantemente sull’intelligenza artificiale applicata alla didattica. Per noi, la tecnologia va compresa prima ancora che utilizzata.</strong></p>



<p class="has-large-font-size"><strong>Perché molte scuole sbagliano</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Troppo spesso ChatGPT viene vissuto come un avversario da combattere, invece di un’opportunità da integrare. Le indicazioni più diffuse sono ancora di divieto o blocco, senza offrire formazione o guide per comprenderla. Eppure, secondo recenti dati USA,<strong> oltre il 60% degli insegnanti usa strumenti IA</strong> per pianificare lezioni e ridurre il carico amministrativo.</p>



<p class="has-large-font-size"><strong>InStudio Trissino: l’approccio concreto</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Nel nostro centro:<br>&#8211; integriamo strumenti come ChatGPT nella didattica quotidiana;<br>&#8211; costruiamo percorsi personalizzati con tutor esperti;<br>&#8211; aiutiamo ogni studente a capire quando e come usare l’IA, senza abusarne.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Lo scopo non è sostituire, ma potenziare:</strong> l’IA diventa supporto per l’organizzazione, l’elaborazione personale e il pensiero critico.</p>



<p class="has-large-font-size"><strong>Vantaggi e accorgimenti</strong></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>📈 Vantaggi</strong> dell’integrazione con intelligenza artificiale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-medium-font-size"><strong>apprendimento personalizzato</strong>, su misura dello stile e tempi di ciascuno <a href="https://blog.edises.it/intelligenza-artificiale-didattica-inclusiva-98756?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">blog.edises.it</a>;</li>



<li class="has-medium-font-size">automazione di processi ripetitivi (mappe, schemi, piani di studio);</li>
</ul>



<p class="has-medium-font-size"><strong>⚠️ Limiti da considerare</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-medium-font-size">rischio di <strong>dipendenza o riduzione del pensiero autonomo</strong> (come evidenziato da studi MIT) <a href="https://www.washingtonpost.com/health/2025/06/29/chatgpt-ai-brain-impact/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">washingtonpost;</a></li>



<li class="has-medium-font-size">necessità di preservare la <strong>relazione autentica tra tutor e studente</strong> con empatia e supervisione umana</li>
</ul>



<p class="has-large-font-size"><strong>Uno sguardo al futuro</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">L’IA non è più un concetto astratto: è già sullo smartphone o nel PC di molti studenti. <strong>Il compito educativo oggi è insegnare a convivere con responsabilità: discernendo, dialogando, restando umani.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">A InStudio vogliamo costruire questo futuro accanto a te: percorsi consapevoli, creativi e in sintonia con le tecnologie reali.</p>



<p class="has-old-lavender-color has-text-color has-medium-font-size"></p>



<p></p>



<p class="has-medium-font-size"><em><strong>Hai dubbi su come tuo figlio usa l’IA? Vuoi capire come integrarla nello studio?</strong></em></p>



<p class="has-medium-font-size"><br>Contattaci al numero <strong>339 4876 813</strong> o <strong>&nbsp;<a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scrivici </a></strong><a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un messaggio impiegando il form che trovi cliccando su questa pagina.</a> o vieni a trovarci: insieme possiamo costruire un percorso educativo contemporaneo, concreto e attento alle persone.</p>



<p><em>Scritto da</em> <strong>Daniela Ferrari – Founder, Tutor dell’Apprendimento – DSA-BES e ADHD Specialist.</strong></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/chatgpt-e-didattica-escluderla-o-integrarla-ecco-come-la-mettiamo/">ChatGPT e didattica: escluderla o integrarla? Ecco come la mettiamo</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.instudiotrissino.it/chatgpt-e-didattica-escluderla-o-integrarla-ecco-come-la-mettiamo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IA nell&#8217;Apprendimento: Il Futuro È Qui e Ora</title>
		<link>https://www.instudiotrissino.it/ia-nellapprendimento-il-futuro-e-qui-e-ora/</link>
					<comments>https://www.instudiotrissino.it/ia-nellapprendimento-il-futuro-e-qui-e-ora/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2024 11:20:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADOLESCENTI]]></category>
		<category><![CDATA[ADULTI]]></category>
		<category><![CDATA[BAMBINI]]></category>
		<category><![CDATA[CORSI]]></category>
		<category><![CDATA[DSA-BES]]></category>
		<category><![CDATA[GENITORI]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Personal]]></category>
		<category><![CDATA[STUDENTI E SCUOLE]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[ArtificialIntelligence]]></category>
		<category><![CDATA[ChatGPT]]></category>
		<category><![CDATA[CompetenzeDigitali]]></category>
		<category><![CDATA[DSA]]></category>
		<category><![CDATA[EdTech]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[FuturoDellIstruzione]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[Inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[instudiotrissino]]></category>
		<category><![CDATA[metodo di apprendimento Instudio]]></category>
		<category><![CDATA[Personalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[ripetizioni]]></category>
		<category><![CDATA[sostegno scolastico]]></category>
		<category><![CDATA[STRUMENTICOMPENSTIVI]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.instudiotrissino.it/?p=4613</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mi sono iscritta a un corso sull&#8217;Intelligenza Artificiale (IA) e mi hanno dato della visionaria. Chi può negare che saper usare l’IA al meglio diventerà la competenza chiave per restare sempre un passo avanti? Infatti, l&#8217;IA sta già rivoluzionando il modo in cui apprendiamo, rendendosi un alleato prezioso per studenti e insegnanti. In questo articolo, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/ia-nellapprendimento-il-futuro-e-qui-e-ora/">IA nell&#8217;Apprendimento: Il Futuro È Qui e Ora</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p>Mi sono iscritta a un corso sull&#8217;Intelligenza Artificiale (IA) e mi hanno dato della visionaria.</p>



<p>Chi può negare che saper usare l’IA al meglio diventerà la competenza chiave per restare sempre un passo avanti? Infatti, <strong>l&#8217;IA sta già rivoluzionando il modo in cui apprendiamo</strong>, rendendosi un alleato prezioso per studenti e insegnanti. In questo articolo, esploreremo come l&#8217;IA sta trasformando l&#8217;istruzione, migliorando l&#8217;efficienza, la personalizzazione e l&#8217;accessibilità dell&#8217;apprendimento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è l&#8217;Intelligenza Artificiale e Come Si Applica allo Studio?</h3>



<p>L&#8217;Intelligenza Artificiale si riferisce alla capacità delle macchine di eseguire compiti che normalmente richiedono l&#8217;intelligenza umana, come il riconoscimento del linguaggio e la risoluzione dei problemi. Applicata allo studio, l&#8217;IA può diventare un potente strumento per la personalizzazione del percorso educativo, l&#8217;accesso semplificato al sapere e l&#8217;automazione di attività ripetitive.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I Vantaggi dell&#8217;IA nell&#8217;Apprendimento</h3>



<p><em><strong>Personalizzazione del Percorso di Studio</strong> </em></p>



<p>Finalmente, ogni individuo potrà personalizzare il proprio metodo di apprendimento in modo autonomo, grazie all&#8217;IA. Questo strumento, non rigido, si adatta alle caratteristiche personali di ciascuno senza bisogno di spiegazioni dettagliate; l&#8217;adattamento avviene semplicemente interagendo.<strong> L&#8217;IA diventa così uno strumento compensativo invisibile, che compensa senza dare nell&#8217;occhio, rendendo tutti uguali nelle opportunità di apprendimento pur mantenendo le nostre unicità e differenze.</strong> </p>



<p><em><strong>Accesso Facilitato al Sapere</strong> </em></p>



<p>Strumenti come <a href="https://www.openai.com/chatgpt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ChatGPT</a> offrono risposte in tempo reale su una vasta gamma di argomenti, rendendo l&#8217;apprendimento accessibile ovunque e in qualsiasi momento. Altri strumenti generano flashcard e riassunti automatici, rendendo la revisione dei concetti chiave più semplice ed efficace. Gli studenti di tutto il mondo possono accedere a risorse educative di alta qualità, rendendo l&#8217;istruzione più democratica.</p>



<p><strong><em>Miglioramento della Produttività</em></strong> </p>



<p>L&#8217;IA automatizza compiti ripetitivi, come la trascrizione delle note e la generazione di riassunti, permettendo agli studenti di concentrarsi su attività più importanti.</p>



<p><strong><em>Supporto per l&#8217;Inclusione</em></strong> </p>



<p>Strumenti basati su IA supportano studenti con difficoltà di lettura, come la <a href="https://www.instudiotrissino.it/disturbi-specifici-dellapprendimento-guida-completa/" data-type="link" data-id="https://www.instudiotrissino.it/disturbi-specifici-dellapprendimento-guida-completa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dislessia, </a>migliorando la comprensione attraverso la lettura ad alta voce e l&#8217;evidenziazione del testo. L&#8217;IA può inoltre tradurre contenuti in tempo reale, aumentando l&#8217;accessibilità dell&#8217;istruzione per tutti. </p>



<ol class="wp-block-list">
<li></li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading">Le Sfide e le Considerazioni Etiche</h3>



<p>Nonostante i numerosi vantaggi, l&#8217;IA solleva anche questioni etiche. La dipendenza eccessiva da questi strumenti può ridurre la capacità critica degli studenti, mentre i bias presenti nei dati utilizzati per addestrare l&#8217;IA possono portare a disuguaglianze. <strong><a href="https://www.orizzontescuola.it/lintelligenza-artificiale-rivoluziona-la-valutazione-dellapprendimento-sfide-e-prospettive-il-punto-di-vista-di-ricci-invalsi/" data-type="link" data-id="https://www.orizzontescuola.it/lintelligenza-artificiale-rivoluziona-la-valutazione-dellapprendimento-sfide-e-prospettive-il-punto-di-vista-di-ricci-invalsi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Roberto Ricci, presidente dell’INVALSI</a></strong>, avverte: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>L’introduzione dell’IA nella valutazione dell’apprendimento comporta delle sfide significative, tra cui quella di evitare di amplificare le differenze tra gli studenti</em>.</p>
</blockquote>



<h3 class="wp-block-heading">Come Usare Correttamente l&#8217;Intelligenza Artificiale nello Studio?</h3>



<p>Per sfruttare al meglio l&#8217;IA, è essenziale comprenderne il funzionamento, i limiti e le applicazioni etiche. <strong>L&#8217;IA dovrebbe essere vista come un complemento all&#8217;educazione tradizionale, non un sostituto.</strong> L&#8217;apprendimento delle basi dell&#8217;IA non solo migliorerà le capacità di studio, ma assicurerà anche un uso consapevole e informato della tecnologia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">InStudio: Come Possiamo Essere di Supporto?</h3>



<p>InStudio si impegna a supportare studenti e professionisti nell&#8217;utilizzo efficace e consapevole dell&#8217;Intelligenza Artificiale per l&#8217;apprendimento. Ti supportiamo nel comprendere come questa tecnologia può essere utilizzata efficacemente nel tuo percorso di studio.  </p>



<p>Crediamo che l&#8217;IA possa davvero democratizzare l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, e siamo qui per guidarti in questo viaggio, assicurandoci che tu possa utilizzare questi strumenti in modo etico e produttivo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Conclusione</h3>



<p><strong>L&#8217;Intelligenza Artificiale rappresenta una delle innovazioni più significative nel campo dell&#8217;istruzione. Tuttavia, per sfruttarne appieno il potenziale, è fondamentale un approccio educativo che valorizzi anche le competenze umane, </strong>come il pensiero critico e la creatività. Infine, ricordiamo che <strong>l&#8217;IA è uno strumento potente, per sfruttarlo al meglio è fondamentale conoscerne l&#8217;utilizzo e le applicazioni. </strong>Solo così sarà possibile integrarla in modo efficace nel proprio percorso di studio e carriera. </p>



<p>InStudio è al tuo fianco per aiutarti a navigare nel mondo dell&#8217;IA e a sfruttarne tutte le potenzialità.</p>



<p><strong>Ti invitiamo a contattarci</strong>&nbsp;per ricevere informazioni sui nostri servizi al numero 339 4876 813 o a&nbsp;<a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scriverci un messaggio impiegando il form che trovi cliccando su questa pagina</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/ia-nellapprendimento-il-futuro-e-qui-e-ora/">IA nell&#8217;Apprendimento: Il Futuro È Qui e Ora</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.instudiotrissino.it/ia-nellapprendimento-il-futuro-e-qui-e-ora/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli Strumenti Compensativi Per i DSA: Un Valido Supporto, Ma Non Sufficienti.</title>
		<link>https://www.instudiotrissino.it/gli-strumenti-compensativi-per-i-dsa-un-valido-supporto-ma-non-sufficienti/</link>
					<comments>https://www.instudiotrissino.it/gli-strumenti-compensativi-per-i-dsa-un-valido-supporto-ma-non-sufficienti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2023 13:05:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DSA-BES]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[STUDENTI E SCUOLE]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[BES]]></category>
		<category><![CDATA[compiti scolastici]]></category>
		<category><![CDATA[diagnosi dsa]]></category>
		<category><![CDATA[dislessia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi specifici dell'apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[DSA]]></category>
		<category><![CDATA[dsa scuola]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[instudio]]></category>
		<category><![CDATA[instudio trissino]]></category>
		<category><![CDATA[metodo]]></category>
		<category><![CDATA[metodo di apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[PDP]]></category>
		<category><![CDATA[ripetizioni]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sistema di apprendimento instudio]]></category>
		<category><![CDATA[sostegno scolastico]]></category>
		<category><![CDATA[strumenti compensativi]]></category>
		<category><![CDATA[STRUMENTICOMPENSTIVI]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[traguardi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.instudiotrissino.it/?p=4337</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli strumenti compensativi per chi ha una Dislessia o altri DSA sono un valido e necessario supporto, ma non sufficienti senza un metodo di studio personalizzato. In un mondo in cui l&#8217;istruzione rappresenta una chiave per il successo è fondamentale assicurare che gli studenti con DSA abbiano le risorse necessarie per raggiungere i propri obiettivi. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/gli-strumenti-compensativi-per-i-dsa-un-valido-supporto-ma-non-sufficienti/">Gli Strumenti Compensativi Per i DSA: Un Valido Supporto, Ma Non Sufficienti.</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 align="left"><em><strong>Gli strumenti compensativi per chi ha una Dislessia o altri DSA sono un valido e necessario supporto, ma non sufficienti senza un metodo di studio personalizzato.</strong></em></h4>
<p align="left">In un mondo in cui l&#8217;istruzione rappresenta una chiave per il successo <strong>è fondamentale assicurare che gli studenti con<a target="_blank" href="http://www.instudiotrissino.it/disturbi-specifici-dellapprendimento-guida-completa/" rel="noopener"> DSA</a> abbiano le risorse necessarie per raggiungere i propri obiettivi</strong>. Gli strumenti compensativi svolgono un ruolo cruciale nell&#8217;abbattere le barriere legate all&#8217;apprendimento, ma sono solo uno dei tasselli di un puzzle più ampio.</p>
<p align="left">Un metodo di studio personalizzato fornisce agli studenti con DSA un piano su misura, consentendo loro di sviluppare competenze di studio, motivazione e fiducia. <strong>Questa combinazione di strumenti e supporto personalizzato apre la strada verso un apprendimento efficace e all&#8217;auto-realizzazione per tutti gli studenti</strong>, indipendentemente dalle sfide che possono incontrare lungo il percorso educativo.</p>
<h4 align="left"><em>Ma cosa sono gli strumenti compensativi per i DSA?</em></h4>
<p>Gli strumenti compensativi sono risorse, tecniche o tecnologie progettate per aiutare gli studenti con DSA a superare le barriere che possono interferire con il loro apprendimento. Questi strumenti includono lettori di schermo, sintetizzatori vocali, programmi di correzione automatica, registrazioni audio, calcolatrice, e molto altro. L&#8217;obiettivo principale di questi strumenti è quello di rendere il contenuto scolastico accessibile  consentendo loro di <strong>apprendere in modo più efficace e autonomo.</strong></p>
<h4 align="left"><strong><em>Autonomia</em> è la parola d’ordine nel <a target="_blank" href="http://www.instudiotrissino.it/sistema-di-apprendimento-instudio/" rel="noopener">Centro InStudio</a>.</strong></h4>
<blockquote>
<p align="left">L’autonomia è necessaria affinché ogni ragazzo sviluppi la consapevolezza di riconoscere ciò che in quel momento sta facendo. Nella pratica un ragazzo quando è autonomo nel fare i compiti e nello studio è partecipe del suo apprendimento, ne diviene consapevole e la crescita, anche identitaria, ne potrà trarre solo benefici. E’ fondamentale quindi raggiungere l’autonomia nella gestione dello studio e dei compiti scolastici.</p>
</blockquote>
<h4><em>Nella pratica cosa vuol dire essere autonomi?</em></h4>
<ol>
<li><em><strong>Auto-motivazione</strong></em>: Gli studenti autonomi sono spesso<strong> più motivati</strong> a studiare e apprendere, poiché hanno un senso di controllo sul proprio apprendimento. Questo li porta a essere <strong>più impegnati e concentrati sulle attività di studio</strong>.</li>
<li><em><strong>Flessibilità</strong></em>: L&#8217;autonomia permette agli studenti di adattare il loro processo di apprendimento alle proprie esigenze. Possono concentrarsi su ciò che è più rilevante per loro, esplorare argomenti di interesse personale e <strong>trovare strategie di studio che funzionino meglio per la loro situazione.</strong></li>
<li><em><strong>Preparazione per la vita adulta</strong></em>: L&#8217;autonomia nello studio prepara gli studenti per la vita adulta, in cui spesso sono responsabili delle proprie decisioni e obblighi. Imparare a gestire il proprio apprendimento li <strong>rende più autosufficienti e in grado di affrontare sfide in vari contesti.</strong></li>
<li><em><strong>Adattamento alle nuove tecnologie</strong></em>: Nell&#8217;era digitale, l&#8217;autonomia nello studio è essenziale per sfruttare appieno le risorse online e le tecnologie educative. Gli studenti autonomi <strong>sono in grado di navigare in modo critico in un mondo di informazioni digitali.</strong></li>
<li><em><strong>Crescita personale</strong></em>: L&#8217;autonomia favorisce la crescita personale. Gli studenti i<strong>mparano a superare le sfide, a perseguire i propri obiettivi e a costruire fiducia in se stessi.</strong> Questa crescita personale è un elemento cruciale per il successo a lungo termine.</li>
<li><em><strong>Riduzione dello stress:</strong></em> Gli studenti che sanno come gestire il proprio apprendimento in modo autonomo <strong>tendono a sperimentare meno stress legato agli studi</strong>. Possono pianificare i compiti in anticipo, evitare la procrastinazione e affrontare le sfide con maggiore sicurezza.</li>
</ol>
<p>Quindi l&#8217;autonomia nello studio è importante perché offre agli studenti una base solida per il loro apprendimento, la loro crescita personale e il loro successo futuro. <strong>Pertanto, incoraggiare l&#8217;autonomia nello studio dovrebbe essere un obiettivo educativo prioritario.</strong></p>
<h4><em>Chi ha dei DSA può essere autonomo?</em></h4>
<p><strong>Chi ha dei DSA deve avere come obiettivo l&#8217;autonomia!</strong></p>
<p>Ecco perché, insieme agli  strumenti compensativi che agevolano l&#8217;accesso al contenuto, è essenziale che gli studenti acquisiscano competenze di studio. Un metodo di studio personalizzato può insegnare loro abilità cruciali.</p>
<p><strong>Non basta dare a uno studente lo strumento compensativo, è necessario insegnarne l&#8217;uso applicato allo studio. </strong></p>
<p>Gli studenti con un metodo di studio costruito su misura si sentono più sicuri delle proprie capacità e più motivati nell&#8217;affrontare le sfide dell&#8217;apprendimento. Questo è <strong>fondamentale per prevenire demotivazione e disimpegno.</strong></p>
<p>Ogni studente con DSA è un individuo unico, con sfide e abilità specifiche. Un metodo di studio personalizzato tiene conto di queste differenze e offre strategie di apprendimento su misura per le esigenze di ciascuno.</p>
<p>Un metodo di studio, anche se personalizzato, può essere regolarmente valutato e adattato per soddisfare le esigenze mutevoli degli studenti al fine di garantire che il piano di studio sia sempre efficace.</p>
<p>In conclusione, gli strumenti compensativi sono un supporto prezioso per gli studenti con DSA, ma non sono sufficienti da soli. <strong>Un metodo di studio personalizzato è essenziale per massimizzare il potenziale di questi studenti, consentendo loro di sviluppare abilità di apprendimento, motivazione e fiducia necessarie per il successo.</strong></p>
<p>Collaborando insieme, possiamo garantire che ogni studente con DSA abbia accesso a un&#8217;istruzione di qualità e alle risorse necessarie per realizzare il proprio potenziale.</p>
<p><span lang="it-IT">InStudio è </span><a target="_blank" href="http://www.instudiotrissino.it/centro-dsa-in-veneto/" rel="noopener"><span lang="it-IT">centro DSA specializzato in Veneto</span></a><span lang="it-IT">, <strong>ti invitiamo a contattarci</strong> per ricevere informazioni sui nostri servizi al numero 339 4876 813 o a </span><a target="_blank" href="http://www.instudiotrissino.it/contattaci/" rel="noopener"><span lang="it-IT">scriverci un messaggio impiegando il form che trovi cliccando su questa pagina.</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/gli-strumenti-compensativi-per-i-dsa-un-valido-supporto-ma-non-sufficienti/">Gli Strumenti Compensativi Per i DSA: Un Valido Supporto, Ma Non Sufficienti.</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.instudiotrissino.it/gli-strumenti-compensativi-per-i-dsa-un-valido-supporto-ma-non-sufficienti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>DSA e BES &#8211; E&#8217; Tempo di PDP</title>
		<link>https://www.instudiotrissino.it/dsa-e-bes-e-tempo-di-pdp/</link>
					<comments>https://www.instudiotrissino.it/dsa-e-bes-e-tempo-di-pdp/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2022 09:06:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DSA-BES]]></category>
		<category><![CDATA[STUDENTI E SCUOLE]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[BES]]></category>
		<category><![CDATA[compiti scolastici]]></category>
		<category><![CDATA[dislessia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi specifici dell'apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[DSA]]></category>
		<category><![CDATA[dsa scuola]]></category>
		<category><![CDATA[FORYOU]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[instudio]]></category>
		<category><![CDATA[instudio trissino]]></category>
		<category><![CDATA[PDP]]></category>
		<category><![CDATA[ripetizioni]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sostegno scolastico]]></category>
		<category><![CDATA[strumenti compensativi]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.instudiotrissino.it/?p=1818</guid>

					<description><![CDATA[<p>Siamo a novembre, periodo in cui i genitori di alunni con DSA o BES vengono contattati dal coordinatore di classe per la firma del PDP. Gli atteggiamenti dei genitori a riguardo possono essere: Ascoltano ciò che viene detto e firmano anche se consapevoli di non avere ben compreso a cosa serva questo documento chiamato PDP; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/dsa-e-bes-e-tempo-di-pdp/">DSA e BES &#8211; E&#8217; Tempo di PDP</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="left">Siamo a novembre, periodo in cui i genitori di alunni con DSA o BES vengono contattati dal coordinatore di classe per la<strong> firma del PDP.</strong></p>
<p align="left"><strong><em>Gli atteggiamenti dei genitori a riguardo possono essere:</em></strong></p>
<ul>
<li>Ascoltano ciò che viene detto e firmano anche se consapevoli di non avere ben compreso a cosa serva questo documento chiamato PDP;</li>
<li>A volte mettono la firma dopo che l’insegnante dice: ‘non si preoccupi è uguale a quello dell’anno scorso’;</li>
<li>Altre volte ascoltano e chiedono di poterlo portare a casa per visionarlo con calma;</li>
<li>Poi ci sono genitori che dopo aver ascoltato chiedono di poterlo portare a casa per visionarlo e chiedere supporto a specialisti in DSA e BES per avere una consulenza riguardo la corretta stesura del PDP.</li>
</ul>
<h4 align="left"><em>Ma cosa è il PDP?</em></h4>
<blockquote>
<p align="left">Il PDP è un “contratto” condiviso fra Docenti, Istituzione Scolastiche, Istituzioni Socio-Sanitarie e Famiglia per individuare e organizzare un percorso personalizzato, nel quale devono essere definiti tutti i supporti e le strategie che possono portare alla realizzazione del successo scolastico degli alunni DSA e BES.</p>
</blockquote>
<h4 align="left"><strong>La legge </strong></h4>
<p align="left">La <a href="https://www.istruzione.it/esame_di_stato/Primo_Ciclo/normativa/allegati/legge170_10.pdf" target="_blank" rel="noopener">legge 170/2010</a> indica che gli studenti con DSA o altri Bisogni Educativi Speciali possono beneficiare di misure educative e didattiche di supporto, di una didattica individualizzata e personalizzata, progettata tenendo conto delle difficoltà e dei punti di forza del singolo alunno, che rispetti il suo modo di imparare e garantisca il suo diritto allo studio e all’apprendimento.</p>
<p align="left">Il<a href="https://www.istruzione.it/esame_di_stato/Primo_Ciclo/normativa/allegati/prot5669_11.pdf" target="_blank" rel="noopener"><em> Decreto Ministeriale 5669 del 2011</em> </a>stabilisce che la scuola garantisce gli interventi per gli studenti con DSA “anche attraverso la redazione di un Piano Didattico Personalizzato, con l’indicazione degli strumenti compensativi e delle misure dispensative adottate”.</p>
<h4 align="left"><em>Chi ha un PDP?</em></h4>
<p align="left">Il PDP viene predisposto per tutti gli studenti con <a href="http://www.instudiotrissino.it/centro-dsa-in-veneto/" target="_blank" rel="noopener">certificazione DSA e per gli studenti con BES.</a></p>
<p align="left"><strong>Nei DSA</strong> (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) rientrano gli studenti con certificazione di disturbi quali <strong>la dislessia, la disortografia, la discalculia e la disgrafia.</strong></p>
<p align="left"><strong>Nei BES</strong> (Bisogni Educativi Speciali) rientrano <strong>studenti che hanno bisogno di particolari attenzioni per affrontare il percorso scolastico</strong> e formativo al meglio per riscontrate<strong> difficoltà da parte degli insegnanti</strong>, o perché c’è una <strong>diagnosi</strong> attestante disturbi/difficoltà, o per <strong>fattori socio-economici, linguistici e culturali</strong> o nel caso di<strong> bambini ad alto potenziale intellettivo (Gifted children).</strong></p>
<h4 align="left"><em>Chi fa il PDP?</em></h4>
<p align="left">A redigere il PDP è il <strong>consiglio di classe</strong> dello studente che ha ricevuto una certificazione di DSA o che rientra nei BES.</p>
<p align="left">Anche la famiglia e gli esperti esterni sono coinvolti nella redazione del PDP per fornire tutte le informazioni e gli elementi necessarie a renderlo più completo e utile possibile.</p>
<p align="left"><strong>Hanno un ruolo importante nella redazione del PDP tutte le figure che operano con lo studente e quindi lo conoscono</strong> (clinico privato, pedagogista, tecnico dell’apprendimento, operatore di doposcuola…) essi possono avere delle informazioni rilevanti sulle fragilità nell’apprendimento e sui punti di forza dello studente.</p>
<h4 align="left"><em>Cosa possono fare i familiari?</em></h4>
<p align="left">Possono chiedere il PDP in visione il tempo necessario per studiarlo e sottoporlo agli specialisti di fiducia per poi firmarlo.</p>
<h4 align="left"><em>Ogni quanto viene fatto il PDP?</em></h4>
<p align="left"><strong>Il PDP viene fatto ogni anno</strong> e, cosa importante,<strong> può essere modificato in qualsiasi momento</strong>. Quindi nel corso dell’anno scolastico, gli insegnanti e le famiglie possono rivedere e modificare il PDP per adeguarlo alle necessità dello studente, tenendo conto dei suoi miglioramenti e scegliendo di volta in volta la strategia e gli strumenti più adatti a lui.</p>
<p align="left"><em>Ecco cosa riportano <strong>Giuseppe e Pietro Cipolla</strong> ideatori di <a href="https://www.dsastudymaps.it/" target="_blank" rel="noopener">DSAStudyMaps</a> gruppo con il quale <a href="http://www.instudiotrissino.it/" target="_blank" rel="noopener">InStudio</a> è orgoglioso di collaborare</em>:</p>
<blockquote>
<p align="left">1) porta a casa il PDP e fallo leggere a un professionista.</p>
<p align="left">2) controlla anche tu che ci siano tutte le misure compensative e dispensative di cui hai bisogno.</p>
<p align="left">3) non temere di aggiungere o togliere, il PDP è uno strumento che serve per includere lo studente DSA nel sistema scolastico.</p>
<p align="left">4) fai sempre rispettare il PDP, quando non viene rispettato manda una mail al coordinatore di classe, alla responsabile DSA della scuola, al professore.</p>
</blockquote>
<p align="left">Il PDP quindi è uno strumento importante perché <strong>serve a personalizzare gli insegnamenti</strong>, serve a far si che gli insegnanti utilizzino strategie e strumenti tali da <strong>garantire a tutti gli studenti la possibilità di apprendere ognuno con il proprio stile.</strong></p>
<h5 align="left"><em>Il PDP serve a valorizzare gli stili di apprendimento individuali e al contempo incoraggia la responsabilità educativa.</em></h5>
<p align="left">Le recenti <a href="https://snlg.iss.it/wp-content/uploads/2022/03/LG-389-AIP_DSA.pdf" target="_blank" rel="noopener">Linee Guida 2022 del ISS</a> richiedono ai clinici che effettuano le diagnosi di fare diagnosi più precise e dettagliate, quindi non solo devono essere riportate le abilità di lettura, scrittura e calcolo ma devono anche tracciare in modo accurato il profilo funzionale per predisporre PDP più efficaci e personalizzati.</p>
<p align="left">Il PDP quindi è uno strumento importante per i genitori ma <strong>soprattutto per i ragazzi direttamente interessati che insieme agli insegnanti possono condividere le metodologie e gli strumenti utilizzati durante il percorso scolastico.</strong></p>
<p align="left">Ciò che è importante è la consapevolezza che<strong> le difficoltà e i disturbi dell’apprendimento sono evolutivi e il profilo funzionale è diverso per ogni studente, per questo le strategie e gli strumenti per l’apprendimento sono personali e cambiano nel tempo</strong>,<strong> ecco perchè un PDP non può essere copia/incolla di quello dell’anno precedente o peggio ancora non può essere copia/incolla di quello di uno studente con difficoltà simili.</strong></p>
<h5 align="left"><strong>Ricordiamo che PDP sta per Piano Didattico Personalizzato </strong></h5>
<h4 align="left"><em>Ma cosa vuol dire Personalizzato?</em></h4>
<p align="left">Ce lo dice <a href="https://www.orizzontescuola.it/percorsi-personalizzati-e-individualizzati-e-didattica-attiva/" target="_blank" rel="noopener">Orizzonte Scuola:</a></p>
<blockquote>
<p align="left">La personalizzazione è una strategia didattica che mira a valorizzare i talenti dei singoli alunni, fino alle eccellenze, senza prevedere necessariamente obiettivi da raggiungere: ognuno raggiunge il “proprio” obiettivo personale, in base alle proprie potenzialità. Il compito del docente in questo caso è quello di ricercare le potenzialità di ciascuno, le aree di eccellenza e progettare attività personalizzate affinché ciascuno possa raggiungere il massimo obiettivo possibile dettato dalle proprie peculiarità.  Si tratta di far emergere quelle che sono le risorse intime di ciascun studente, valorizzare lo stile cognitivo e lo stile di apprendimento inserendolo in un setting didattico che valorizza la persona insieme ai suoi talenti. Insomma, da un punto di vista didattico, “personalizzare” significa educere, far partorire quella meravigliosa “forma” (ancora in potenza) che rispecchia la specifica intelligenza o intelligenze di cui tutti gli allievi sono diversamente portatori.</p>
</blockquote>
<p align="left">Quindi avere un PDP significa che l’insegnante sa cosa serve a quello specifico studente affinchè possa dare il meglio di se e possa essere sempre messo nelle condizioni di poter dimostrare quello che sa.</p>
<p align="left">Inoltre avere un PDP significa poter far leva su di esso qualora non vengano rispettate le modalità, gli strumenti e le strategie stabilite in concerto tra insegnanti, genitori e studenti.</p>
<p align="left"><span lang="it-IT">InStudio è </span><a href="http://www.instudiotrissino.it/centro-dsa-in-veneto/" target="_blank" rel="noopener"><span lang="it-IT">centro DSA specializzato in Veneto</span></a><span lang="it-IT">, <strong>ti invitiamo a contattarci</strong> per ricevere informazioni sui nostri servizi al numero 339 4876 813 o a </span><a href="http://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noopener"><span lang="it-IT">scriverci un messaggio impiegando il form che trovi cliccando su questa pagina.</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/dsa-e-bes-e-tempo-di-pdp/">DSA e BES &#8211; E&#8217; Tempo di PDP</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.instudiotrissino.it/dsa-e-bes-e-tempo-di-pdp/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
