Contro la dispersione scolastica: la forza di un metodo inclusivo
Quando si parla di dispersione scolastica si pensa spesso all’abbandono, all’uscita precoce dal percorso scolastico.
Ma la dispersione comincia molto prima.
A volte inizia in prima media, quando un ragazzino comincia a collezionare insufficienze, a sentirsi sbagliato, a convincersi che la scuola non faccia per lui.
A volte inizia alle superiori, quando la fatica di studiare per ore senza risultati logora la motivazione e alimenta la frustrazione.
Le famiglie iniziano a cercare aiuto. Le ripetizioni diventano l’unico argine, ma spesso inefficace.
E intanto, l’idea dello studio come strada per crescere si sgretola.
Lo studente si difende come può: dicendo che non gli interessa, che tanto non serve a nulla, che la scuola è noiosa.
La dispersione scolastica è ancora oggi uno dei problemi più urgenti del nostro sistema educativo.
Secondo i dati più recenti della Commissione Europea (Education and Training Monitor 2024), in Italia il 10,5% dei giovani tra i 18 e i 24 anni abbandona prematuramente gli studi, con punte più elevate in alcune regioni del Sud. Sebbene il dato sia in calo rispetto all’11,5% degli anni precedenti, resta superiore alla media europea.
A questo si aggiunge il fenomeno della dispersione implicita: studenti che completano il percorso scolastico senza acquisire le competenze di base. Nel 2024, il Ministero dell’Istruzione ha segnalato un calo anche in questo ambito, con una stima del 6,6% a livello nazionale.
Numeri che raccontano una realtà complessa: molti studenti si perdono lungo il percorso. Alcuni si fermano prima del diploma, altri ci arrivano, ma senza strumenti reali per affrontare il futuro.
Non basta studiare per riuscire
Ci sono studenti che studiano anche 3 o 4 ore al giorno, ma senza risultati.
Studenti che hanno frequentato corsi sul metodo di studio, conoscono tecniche, strategie… eppure restano indietro.
Non è solo una questione di impegno o intelligenza.
Spesso è una questione di metodo – o meglio: di mancanza di un metodo personalizzato.
Quando un ragazzo pensa di ritirarsi da scuola…
Le motivazioni sono tante, spesso invisibili a un primo sguardo:
- Difficoltà scolastiche mai affrontate seriamente, che generano frustrazione
- Indirizzi di studio sbagliati o scelti per compiacere altri
- Mancanza di motivazione, legata a insicurezze personali
- Episodi di bullismo o disagio sociale
- DSA non riconosciuti o gestiti in modo inadeguato
In molti casi non si tratta di vero disinteresse verso lo studio, ma di sfiducia e stanchezza emotiva.
È il senso di inadeguatezza che si insinua anche nei ragazzi più volenterosi.
E se non c’è un intervento tempestivo e mirato, il rischio di abbandono diventa concreto.
Un supporto che parte dall’ascolto
Nel nostro centro, InStudio Trissino, lavoriamo ogni giorno con studenti di ogni età, cercando non solo di supportarli nello studio, ma di ricostruire un senso di fiducia. Il nostro non è un lavoro clinico ma educativo, orientativo e concreto. Cerchiamo strategie reali, strumenti funzionali e percorsi praticabili.
Negli anni, proprio da questa esperienza quotidiana, è nato il Metodo InStudio, una prassi costruita sul campo, che mette insieme accoglienza, osservazione e personalizzazione. Un approccio inclusivo, che guarda all’unicità dello studente.
Il metodo è stato recentemente selezionato tra le Buone Prassi Educative del Convegno Erickson 2025 di Rimini, dove avremo l’opportunità di raccontare la nostra esperienza accanto agli studenti e condividere riflessioni con altri professionisti del settore educativo.
Ogni volta che un ragazzo ritrova fiducia in sé stesso e rimane nel percorso formativo, non è solo una conquista personale: è un passo avanti nella lotta contro la dispersione scolastica.
Il nostro obiettivo è semplice ma ambizioso: aiutare ogni studente a trovare il proprio modo di apprendere e il proprio posto nel percorso scolastico. Perché nessuno studente dovrebbe sentirsi “sbagliato” o fuori posto.
Un impegno che non è solo nostro
La lotta alla dispersione scolastica non può essere lasciata solo alla scuola. È un compito di rete: servono famiglie coinvolte, educatori formati, tutor preparati, enti territoriali connessi.
Anche tu, se sei genitore, insegnante o educatore, puoi contribuire a cambiare le cose. Non servono miracoli, ma metodo, ascolto, confronto.
Noi ci siamo. Ogni giorno. Perché nessuno studente deve sentirsi sbagliato o fuori posto.
Di questo si occupano i professionisti di InStudio e se vuoi ricevere maggiori informazioni chiamaci
al numero 339 4876813 o scrivici un messaggio cliccando qui
Scritto da Daniela Ferrari – Founder, Tutor dell’Apprendimento – DSA-BES e ADHD Specialist.












Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!