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	<title>GENITORI Archivi - Instudio trissino</title>
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	<title>GENITORI Archivi - Instudio trissino</title>
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		<title>Mi sono spiegata/o?</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 08:31:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La postura che cambia davvero l’apprendimento Quando un insegnante conclude una spiegazione con la domanda “Avete capito?”, il centro della responsabilità si sposta automaticamente sugli studenti. Se qualcuno non ha compreso, sembra che il problema sia lì: nell’attenzione, nell’impegno, nelle capacità. Ma quando la domanda diventa “Mi sono spiegata/o?”, qualcosa cambia radicalmente. “Mi sono spiegata” [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">La postura che cambia davvero l’apprendimento</h2>



<p>Quando un insegnante conclude una spiegazione con la domanda <strong>“Avete capito?”,</strong> il centro della responsabilità si sposta automaticamente sugli studenti. Se qualcuno non ha compreso, sembra che il problema sia lì: nell’attenzione, nell’impegno, nelle capacità.</p>



<p>Ma quando la domanda diventa “Mi sono spiegata/o?”, qualcosa cambia radicalmente.</p>



<p><strong>“Mi sono spiegata”</strong> è la frase che la professoressa <strong>Daniela Lucangeli</strong> utilizza spesso nei suoi interventi pubblici e non è una formula retorica. È una postura professionale. Dentro quella domanda c’è un’assunzione di responsabilità precisa: se il messaggio non è passato, la prima verifica riguarda me, il mio modo di spiegare, il mio linguaggio, il mio ritmo, la mia capacità di adattamento e anche di relazione.</p>



<p>Non significa colpevolizzarsi. Significa riconoscere che insegnare non è trasferire informazioni, ma costruire ponti. <strong>E se il ponte non regge, non basta invitare lo studente ad attraversarlo con più impegno. Occorre chiedersi se la struttura è stata costruita nel modo giusto per lui.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Ripetere non è cambiare</h2>



<p>Quando uno studente non comprende, spesso si tende a ripetere la stessa spiegazione, magari più lentamente o con maggiore enfasi. A volte si arriva perfino ad aumentare il tono di voce.</p>



<p><strong>Ma ripetere non equivale a cambiare.</strong></p>



<p>Se utilizzo lo stesso codice comunicativo, la stessa struttura, lo stesso esempio, la stessa postura, lo stesso sguardo, <strong>sto offrendo una replica, non un’alternativa.</strong></p>



<p>“Mi sono spiegata/o?” implica invece un passaggio ulteriore: <strong>fermarsi e osservare davvero</strong>. Dove si è interrotto il processo? In quale punto si è perso? È una difficoltà di linguaggio? Di passaggi logici? Di organizzazione? Di memoria di lavoro? Cosa manca allo studente per accedere all’apprendimento? Quale condizione non è stata ancora costruita?</p>



<p><strong>La domanda apre uno spazio di analisi professionale, non di giudizio.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Una postura che riguarda tutti gli studenti</h2>



<p><strong>Questa postura riguarda tutti gli studenti, non solo quelli che presentano una diagnosi o una fragilità evidente.</strong> Eppure, spesso, iniziamo a interrogarci davvero sul nostro modo di spiegare solo quando c’è un’etichetta: DSA, BES, difficoltà certificate.</p>



<p><strong>È come se la presenza di una diagnosi ci autorizzasse a cambiare strategia, mentre in assenza di etichette tendiamo a mantenere la modalità standard, dando per scontato che debba funzionare per tutti.</strong></p>



<p>E anche quando interveniamo, rischiamo di farlo in modo rigido: applichiamo uno strumento perché “previsto”, utilizziamo una misura compensativa perché “indicata”, ma senza fermarci a riflettere se quella scelta sia realmente adatta a quel singolo studente, in quel preciso momento.</p>



<p>La postura del “mi sono spiegata?” è diversa. Non si attiva solo davanti a una diagnosi. <strong>Non è una risposta automatica a un’etichetta. È un atteggiamento professionale continuo, che riconosce che ogni studente – anche il più brillante – può non comprendere se la spiegazione non intercetta il suo modo di elaborare le informazioni.</strong></p>



<p><em>Perché l’apprendimento non si adatta alle categorie. Si adatta alle persone.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla postura al metodo: il <a href="https://www.instudiotrissino.it/metodo-instudio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Metodo InStudio</a></h2>



<p>Nel lavoro quotidiano con studenti di ogni ordine e grado, <strong>questa responsabilità è diventata una struttura operativa: il Metodo InStudio.</strong></p>



<p><strong>Non nasce da un’intuizione, ma da anni di osservazione sistematica dei processi di apprendimento. </strong>Il principio è semplice ma rigoroso: prima si osserva il funzionamento dello studente, poi si prendono decisioni consapevoli e solo dopo si struttura un intervento personalizzato.</p>



<p>Questo significa che gli strumenti – mappe, schemi, strategie, compensazioni – non vengono applicati in automatico. Vengono scelti. E soprattutto vengono insegnati, monitorati, adattati nel tempo.</p>



<p><strong>La personalizzazione non è un’idea generica. È una scelta professionale documentata.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché serve una formazione sulla postura</h2>



<p>Molti professionisti dell’educazione hanno sensibilità e dedizione. Ma la sensibilità, da sola, non basta. S<strong>enza una struttura, il rischio è procedere per tentativi, affidandosi all’esperienza o all’intuizione del momento.</strong></p>



<p>Per questo la formazione sul Metodo InStudio non è un corso sugli strumenti. <strong>È un percorso sulla postura dell’adulto che insegna.</strong></p>



<p>Durante la formazione si lavora in modo concreto su casi reali, su griglie di osservazione, sulla lettura degli<strong> errori come dati e non come fallimenti</strong>, sulla scelta consapevole delle strategie e<strong> sulla costruzione di percorsi personalizzati monitorabili nel tempo.</strong></p>



<p>Non si tratta di aggiungere un altro strumento alla cassetta degli attrezzi. Si tratta di imparare a decidere quale strumento usare, come usarlo e perché.</p>



<p><strong>La differenza non la fa lo strumento in sé. La fa l’adulto che lo sceglie e lo integra dentro un percorso coerente</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una domanda che cambia il clima educativo</h2>



<p>Sostituire “hai capito?” con “mi sono spiegata?” può sembrare un dettaglio linguistico. In realtà è un cambio di paradigma: <strong>si passa da una logica di controllo a una logica di responsabilità.</strong></p>



<p>Significa dire allo studente che, se qualcosa non è passato, non è una questione di capacità ma di mediazione. E che l’autonomia non nasce da una richiesta di maggiore sforzo, <strong>ma da un intervento strutturato fatto di osservazione, decisione e personalizzazione.</strong></p>



<p><strong>“Mi sono spiegata/o?” non è uno slogan. È la base di un protocollo operativo</strong>.</p>



<p>Il Metodo InStudio traduce questa postura in uno strumento concreto, fondato su osservazione strutturata, decisioni consapevoli e <strong>metacognizione professionale dell’adulto che insegna.</strong></p>



<p>Con l’uscita del <a href="https://www.ericksonlive.it/prodotto/organizzazione-e-management-scolastico/metodo-instudio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">libro dedicato al Metodo InStudio</a> con Erickson live, stiamo organizzando una formazione per insegnanti, tutor e professionisti dell’apprendimento che desiderano trasformare questa postura in pratica quotidiana.</p>



<p>Perché la responsabilità educativa, per essere reale, ha bisogno di metodo, supervisione e monitoraggio continuo.</p>



<p></p>



<p><strong>Di questo si occupano i professionisti di InStudio</strong>&nbsp;e se vuoi ricevere maggiori informazioni chiamaci</p>



<p>al numero 339 4876813 o scrivici un messaggio<a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;cliccando qui</a></p>



<p><em>Scritto da</em>&nbsp;<strong>Daniela Ferrari – Founder InStudio e Tutor dell’Apprendimento – DSA-BES e ADHD Specialist</strong></p>
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		<title>Il Diploma ad Honorem dei Genitori</title>
		<link>https://www.instudiotrissino.it/il-diploma-ad-honorem-dei-genitori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 18:31:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il diploma ad honorem dei genitoriStudiare per anni al posto dei figli Succede che i genitori si trovano a studiare insieme ai propri figli. Passano i pomeriggi o le sere a ripassare l’analisi logica, svolgere esercizi di geometria, chiedere a chat gpt cosa sono i radicali e immaginarsi come potrà essere la verifica di storia [&#8230;]</p>
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<p><strong>Il diploma ad honorem dei genitori</strong><br><em>Studiare per anni al posto dei figli</em></p>



<p>Succede che i genitori si trovano a studiare insieme ai propri figli. Passano i pomeriggi o le sere a ripassare l’analisi logica, svolgere esercizi di geometria, chiedere a chat gpt cosa sono i radicali e immaginarsi come potrà essere la verifica di storia e come mai il prof non risponde alla mail per dire gli argomenti di diritto da studiare.<br>E tutto questo non perché vogliano tornare sui banchi di scuola, ma perché <strong>sentono di non avere alternative</strong>.</p>



<p>È da qui che nasce il <em>diploma dei genitori</em>, <strong>ad honorem</strong>: un percorso non scelto, ma reso necessario dalla mancata autonomia dei figli e dalla carenza di risposte educative adeguate, <strong>al punto che molti genitori, arrivati alla fine del percorso scolastico, avrebbero ormai le competenze per sostenere gli Esami di Stato insieme ai figli.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La fatica e la frustrazione dei ragazzi</h2>



<p>La fatica degli studenti non riguarda solo il tempo dedicato allo studio.<strong> È una fatica più profonda, spesso invisibile</strong>, che nasce quando l’impegno non porta risultati. </p>



<p>Quando le difficoltà scolastiche vengono sottovalutate o attribuite solo alla mancanza di volontà, lo studio perde significato. Questo accade anche quando gli studenti non hanno mai costruito un metodo di studio personale o non sono stati accompagnati verso l’autonomia, <strong>sviluppando nel tempo un atteggiamento passivo nei confronti dello studio.</strong> In questi casi non è raro che emergano ansia e rifiuto, soprattutto se associato anche a difficoltà non riconosciute o disturbi non diagnosticati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fatica dei genitori che studiano con i figli</h2>



<p>Accanto alla fatica dei ragazzi c’è quella dei genitori. Una fatica quotidiana, silenziosa, spesso ignorata.</p>



<p>Molti genitori sI applicano ala sera, dopo il lavoro, cercano spiegazioni alternative e provano a capire dove si inceppa il meccanismo dello studio. Spesso la scuola invita esplicitamente a “seguirli di più a casa”, facendo nascere nei genitori un senso di responsabilità che, con il tempo, si trasforma in obbligo e colpa. <strong>Quando il carico diventa strutturale, la gestione dei compiti genera stress, tensioni e conflitti familiari.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Studiare con i figli: scelta o necessità?</h2>



<p>Si tratta di genitori che si ritrovano ad essere iperprotettivi o invadenti. Nella maggior parte dei casi sembra una risposta obbligata: <strong>qualcuno deve aiutare il figlio a non rimanere indietro</strong>, soprattutto quando mancano strumenti, indicazioni chiare o un metodo di studio efficace.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il diploma dei genitori: un percorso non scelto</h4>



<p><strong>È in questo momento che il genitore inizia davvero a <em>studiare</em></strong>: non solo i contenuti scolastici, ma anche strategie, approcci, modalità diverse di spiegazione. L’intenzione non è di sostituirsi al figlio, ma di fatto è quello che succede per permettergli di andare avanti.<br>Nasce quello che noi definiamo <em>diploma dei genitori</em>: non un titolo formale, ma <strong>un percorso di apprendimento forzato.</strong></p>



<h4 class="wp-block-heading">Il diploma dei genitori non è eroismo, ma un segnale</h4>



<p>È fondamentale chiarirlo: questa fatica non va idealizzata. Non è una dimostrazione di forza né una storia da celebrare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Riconoscere la fatica per non renderla necessaria</h2>



<p>Quando genitori e figli studiano insieme in modo costante, qualcosa nei ruoli educativi si è rotto. Il rischio concreto è che i ragazzi assumano un atteggiamento sempre più passivo e che, andando avanti nel percorso scolastico, <strong>non acquisiscano mai una reale autonomia nello studio</strong>. Spesso i genitori sono convinti che seguendoli passo dopo passo li aiuteranno a diventare autonomi, ma nella pratica accade l’opposto: più l’adulto interviene, più il ragazzo impara a dipendere. È un <a href="https://www.instudiotrissino.it/compiti-scolastici/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">loop</a> che va interrotto, o meglio ancora, che non dovrebbe mai nascere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa fare: delegare con criterio la gestione dei compiti</h2>



<p>La prima cosa da fare è <strong>delegare</strong>.<br>Non ai genitori, non alla buona volontà serale, ma a <strong>professionisti che si occupano di apprendimento</strong>.</p>



<p>Come spiegato in un articolo di Mondo Erickson su <em>“<a href="https://www.erickson.it/it/mondo-erickson/il-giusto-aiuto-per-i-compiti?" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il giusto aiuto per i compiti</a>”</em>, esiste un modo di accompagnare i figli nello studio che favorisce <strong>autonomia e responsabilità</strong>, evitando interventi eccessivi da parte dei genitori che possono rinforzare dipendenza e passività.</p>



<p>Affidare la gestione dei compiti a chi lavora sull’apprendimento significa uscire dal loop e rimettere i ruoli al posto giusto. Chi si occupa di apprendimento non ha come unico obiettivo quello di <em>far fare i compiti</em>, ma di <strong>costruire progressivamente l’autonomia dello studente</strong>. Questo avviene attraverso interventi intenzionali, che prevedono accompagnamento iniziale, osservazione, scelta di strategie efficaci e, soprattutto, <strong>un distacco graduale nel tempo</strong>.</p>



<p>È un lavoro che richiede competenze specifiche, capacità di lettura delle difficoltà e una progettazione educativa chiara.</p>



<p>Quando invece l’obiettivo è solo <em>spiegare meglio</em> o <em>preparare la verifica</em>, senza lavorare sul metodo e sull’autonomia, il rischio è quello di <strong>rafforzare la passività</strong>, anche involontariamente. Non per mancanza di buona volontà, ma per assenza di una visione educativa orientata all’indipendenza dello studente. In questi casi lo studente <strong>può apparire più sicuro nel breve periodo, ma rimanere dipendente dall’adulto nel lungo termine.</strong></p>



<p>Il<a href="https://www.instudiotrissino.it/metodo-instudio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <strong>Metodo InStudio</strong></a> nasce proprio per questo: non è una semplice ripetizione dei contenuti scolastici, ma un percorso strutturato che trasforma lo studio da campo di battaglia a occasione di scoperta di sé.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’autonomia non si promette: si progetta</h2>



<p>Costruire autonomia non significa togliere aiuto all’improvviso, né lasciare lo studente da solo.<br>Significa <strong>sapere quando intervenire e quando fare un passo indietro</strong>, con l’obiettivo chiaro di rendersi, nel tempo, non più necessari.</p>



<p>È questa la differenza sostanziale:<br>non aiutare <em>al posto</em> dello studente,<br>ma aiutare <em>perché</em> lo studente possa fare da solo.</p>



<p>Ed è da qui che il <a href="https://www.instudiotrissino.it/compiti-scolastici/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">loop</a> dei compiti può davvero interrompersi.</p>



<p>Il <strong>Metodo InStudio</strong> nasce proprio per questo: non è una semplice ripetizione dei contenuti scolastici, ma un percorso strutturato che trasforma lo studio da campo di battaglia a occasione di scoperta di sé.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’autonomia si costruisce presto, lasciando spazio</h3>



<p>L’autonomia nello studio non nasce all’improvviso alle scuole medie o alle superiori.<br>Si costruisce molto prima, già nella scuola primaria, quando ai bambini viene lasciato <strong>spazio di gestione</strong>, <strong>possibilità di organizzarsi</strong>, <strong>tempo per sbagliare</strong> e <strong>occasioni per sperimentare</strong>.</p>



<p>Quando invece l’adulto interviene troppo presto, anticipa, controlla, corregge o organizza al posto del bambino, il messaggio implicito è chiaro: <em>da solo non sei capace</em>. Nel tempo questo blocca l’iniziativa, alimenta la dipendenza e rende sempre più difficile lo sviluppo dell’autonomia.</p>



<p>Il conflitto cresce proprio lì, dove lo spazio di azione è ridotto. Più il controllo aumenta, più il bambino – e poi il ragazzo – tende a delegare, ad attendere l’intervento dell’adulto, a rinunciare a provarci. Non perché non possa diventare autonomo, ma perché <strong>non gli è mai stato davvero permesso di esserlo</strong>.</p>



<p>Lasciare spazio non significa abbandonare.<br>Significa accompagnare senza sostituirsi, osservare senza anticipare, permettere l’errore come parte del processo di apprendimento. È solo così che si diventa capaci: <strong>facendo, sbagliando, riprovando</strong>.</p>



<p>Quando questo non accade, il loop dei compiti non nasce all’improvviso alle superiori: è il risultato di un’autonomia che non ha mai avuto modo di costruirsi.</p>



<p><strong>Di questo si occupano i professionisti di InStudio</strong>&nbsp;e se vuoi ricevere maggiori informazioni chiamaci</p>



<p>al numero 339 4876813 o scrivici un messaggio<a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;cliccando qui</a></p>



<p><em>Scritto da</em>&nbsp;<strong>Daniela Ferrari – Founder, Tutor dell’Apprendimento – DSA-BES e ADHD Specialist.</strong></p>
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		<title>Contro la dispersione scolastica: la forza di un metodo inclusivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2025 10:55:26 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>Quando si parla di dispersione scolastica si pensa spesso all’abbandono, all’uscita precoce dal percorso scolastico.<br>Ma la dispersione comincia molto prima.</em></strong></p>



<p><br>A volte inizia in prima media, quando un ragazzino comincia a collezionare insufficienze, a sentirsi sbagliato, a convincersi che la scuola non faccia per lui.<br>A volte inizia alle superiori, quando la fatica di studiare per ore senza risultati logora la motivazione e alimenta la frustrazione.<br>Le famiglie iniziano a cercare aiuto. Le ripetizioni diventano l’unico argine, ma spesso inefficace.<br>E intanto, l’idea dello studio come strada per crescere si sgretola.<br>Lo studente si difende come può: dicendo che non gli interessa, che tanto non serve a nulla, che la scuola è noiosa.</p>



<p>La dispersione scolastica è ancora oggi uno dei problemi più urgenti del nostro sistema educativo.</p>



<p>Secondo i dati più recenti della Commissione Europea (<em>Education and Training Monitor 2024</em>), in Italia il <strong>10,5%</strong> dei giovani tra i 18 e i 24 anni abbandona prematuramente gli studi, con punte più elevate in alcune regioni del Sud. Sebbene il dato sia in calo rispetto all’11,5% degli anni precedenti, resta superiore alla media europea.</p>



<p>A questo si aggiunge il fenomeno della <strong>dispersione implicita</strong>: studenti che completano il percorso scolastico senza acquisire le competenze di base. Nel 2024, il Ministero dell’Istruzione ha segnalato un calo anche in questo ambito, con una stima del <strong>6,6%</strong> a livello nazionale.</p>



<p>Numeri che raccontano una realtà complessa: <strong>molti studenti si perdono lungo il percorso.</strong> Alcuni si fermano prima del diploma, altri ci arrivano, ma senza strumenti reali per affrontare il futuro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Non basta studiare per riuscire</h3>



<p>Ci sono studenti che studiano anche 3 o 4 ore al giorno, ma senza risultati.<br>Studenti che hanno frequentato corsi sul metodo di studio, conoscono tecniche, strategie… eppure restano indietro.</p>



<p><strong>Non è solo una questione di impegno o intelligenza.</strong><br>Spesso è una questione di metodo – o meglio: di mancanza di <strong>un metodo personalizzato</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quando un ragazzo pensa di ritirarsi da scuola…</h3>



<p>Le motivazioni sono tante, spesso invisibili a un primo sguardo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Difficoltà scolastiche mai affrontate seriamente, che generano frustrazione</li>



<li>Indirizzi di studio sbagliati o scelti per compiacere altri</li>



<li>Mancanza di motivazione, legata a insicurezze personali</li>



<li>Episodi di bullismo o disagio sociale</li>



<li>DSA non riconosciuti o gestiti in modo inadeguato</li>
</ul>



<p>In molti casi <strong>non si tratta di vero disinteresse verso lo studio</strong>, ma di <strong>sfiducia e stanchezza emotiva</strong>.<br>È il senso di inadeguatezza che si insinua anche nei ragazzi più volenterosi.<br>E se non c’è un intervento tempestivo e mirato, il rischio di abbandono diventa concreto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un supporto che parte dall’ascolto</h3>



<p>Nel nostro centro, <strong>InStudio Trissino</strong>, lavoriamo ogni giorno con studenti di ogni età, cercando non solo di supportarli nello studio, ma di <strong>ricostruire un senso di fiducia</strong>. Il nostro non è un lavoro clinico ma educativo, orientativo e concreto. Cerchiamo <strong>strategie reali, strumenti funzionali e percorsi praticabili</strong>.</p>



<p>Negli anni, proprio da questa esperienza quotidiana, è nato il <strong><a href="https://www.instudiotrissino.it/sistema-di-apprendimento-instudio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Metodo InStudio</a></strong>, una prassi costruita sul campo, che mette insieme <strong>accoglienza, osservazione e personalizzazione</strong>. Un approccio inclusivo, che guarda all’unicità dello studente.</p>



<p>Il metodo è stato recentemente <strong>selezionato tra le Buone Prassi Educative del </strong><a href="https://www.erickson.it/it/la-qualita-dell-inclusione-scolastica-e-sociale-14112025" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Convegno Erickson 2025 di Rimini</strong>,</a> dove avremo l’opportunità di raccontare la nostra esperienza accanto agli studenti e condividere riflessioni con altri professionisti del settore educativo.</p>



<p>Ogni volta che un ragazzo ritrova fiducia in sé stesso e rimane nel percorso formativo, non è solo una conquista personale: è un passo avanti nella lotta contro la dispersione scolastica.</p>



<p>Il nostro obiettivo è semplice ma ambizioso: aiutare ogni studente a trovare il proprio modo di apprendere e il proprio posto nel percorso scolastico. Perché nessuno studente dovrebbe sentirsi “sbagliato” o fuori posto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un impegno che non è solo nostro</h3>



<p>La lotta alla dispersione scolastica non può essere lasciata solo alla scuola. È un compito <strong>di rete</strong>: servono famiglie coinvolte, educatori formati, tutor preparati, enti territoriali connessi.</p>



<p>Anche tu, se sei <strong>genitore, insegnante o educatore</strong>, puoi contribuire a cambiare le cose. Non servono miracoli, ma <strong>metodo, ascolto, confronto</strong>.</p>



<p>Noi ci siamo. Ogni giorno. Perché nessuno studente deve sentirsi sbagliato o fuori posto.</p>



<p><strong>Di questo si occupano i professionisti di InStudio</strong>&nbsp;e se vuoi ricevere maggiori informazioni chiamaci</p>



<p>al numero 339 4876813 o scrivici un messaggio<a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;cliccando qui</a></p>



<p><em>Scritto da</em>&nbsp;<strong>Daniela Ferrari – Founder, Tutor dell’Apprendimento – DSA-BES e ADHD Specialist.</strong></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/contro-la-dispersione-scolastica-la-forza-di-un-metodo-inclusivo/">Contro la dispersione scolastica: la forza di un metodo inclusivo</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
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		<title>Se bastasse una mappa e stare fermi… tutti sarebbero geni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Aug 2025 11:31:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando vedi tuo figlio muoversi sulla sedia, gesticolare o distrarsi facilmente, potresti pensare che stia perdendo tempo. Ma se invece fosse proprio il suo modo di imparare? Oggi va molto di moda pensare che basti una mappa concettuale per studiare. Genitori e insegnanti, convinti di aiutare, spesso le preparano direttamente al posto dei ragazzi. A [&#8230;]</p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p><em><br>Quando vedi tuo figlio muoversi sulla sedia, gesticolare o distrarsi facilmente, potresti pensare che stia perdendo tempo. Ma se invece fosse proprio il suo modo di imparare?</em></p>



<p>Oggi va molto di moda pensare che basti una mappa concettuale per studiare. Genitori e insegnanti, convinti di aiutare, spesso le preparano direttamente al posto dei ragazzi. A questo si aggiungono le numerose <strong>app che generano mappe automaticamente</strong>, dando l’illusione di semplificare lo studio e rendere tutto immediato. Ma se fosse davvero così semplice, tutti gli studenti sarebbero dei geni.</p>



<p>Le ricerche sull’apprendimento mostrano che non è la mappa pronta a fare la differenza, ma <strong>il lavoro che lo studente compie per costruirla</strong>: selezionare i concetti, collegarli tra loro, riscriverli con parole proprie, rappresentarne graficamente le relazioni.</p>



<p><br>Allo stesso modo,<strong> anche l’idea che per studiare si debba stare immobili e concentrati in silenzio è superata</strong>. Muoversi, usare le mani, gesticolare o cambiare posizione non sono distrazioni: sono parte attiva del pensiero.<br></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il corpo come risorsa</h2>



<p>Per anni abbiamo separato mente e corpo, come se funzionassero in modo indipendente. Oggi sappiamo che non è così:<strong> il corpo non accompagna solo l’apprendimento, ma ne fa parte. </strong>Muoversi mentre si ripassa, usare i gesti per spiegare un concetto, manipolare oggetti: sono tutte strategie che aiutano il cervello a elaborare e memorizzare.</p>



<p><br>Come ricorda un articolo di <a href="https://rivistedigitali.erickson.it/integrazione-scolastica-sociale/it/visualizza/pdf/1109?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Erickson</a>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La corporeità non è un elemento accessorio, ma parte integrante della cognizione, un dispositivo che favorisce processi di apprendimento e inclusione.</p>
</blockquote>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading">Mappe e intelligenza artificiale: il rischio della passività</h2>



<p>Le nuove app che creano automaticamente mappe concettuali sembrano offrire scorciatoie. Ma se la mappa è fatta da altri, lo studente rimane passivo. È proprio nel costruire la mappa — nel selezionare, collegare e riorganizzare i concetti — che il cervello lavora davvero.<br><br>Detto questo, ci sono casi particolari in cui una mappa “fornita” ha una funzione essenziale. Pensiamo agli studenti con difficoltà cognitive, o a chi, per le proprie caratteristiche specifiche, fatica a organizzare in autonomia le informazioni: in questi casi la mappa diventa uno strumento compensativo e non una scorciatoia.<br><br>La differenza, quindi, non sta nello strumento in sé, ma nell’uso consapevole e personalizzato che se ne fa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fatica del personalizzare e i limiti degli strumenti</h2>



<p>Personalizzare l’apprendimento non è mai un’operazione semplice né immediata. Spesso, chi guarda dall’esterno pensa che basti fornire una mappa concettuale, un riassunto o uno schema già pronto. In realtà, dietro un percorso efficace c’è un lavoro molto più complesso: significa <strong>ascoltare, osservare, comprendere i bisogni dello studente e tradurli in strategie concrete</strong>, ogni volta diverse.</p>



<p>È una fatica reale, perché richiede tempo, energia, creatività e soprattutto <strong>competenze specifiche</strong>. Non basta la buona volontà: <strong>servono tutor preparati, formati per leggere le difficoltà, valorizzare i punti di forza e scegliere lo strumento giusto per ogni ragazzo.</strong></p>



<p>Una mappa già fatta può sembrare la soluzione, ma rischia di rendere lo studente passivo. <strong>Una mappa costruita insieme, invece, diventa un esercizio di pensiero</strong>: un modo per aiutare il ragazzo a diventare protagonista del suo apprendimento.</p>



<p>Ed è qui che si vede la differenza tra un aiuto superficiale e il lavoro di un tutor esperto. <strong>Personalizzare significa accettare la complessità e affrontarla con professionalità</strong>: è questa la fatica quotidiana che porta risultati veri. </p>



<p>Naturalmente, anche il corpo, il movimento e gli strumenti compensativi hanno limiti: non tutto può essere appreso con un disegno, un gesto o un’esperienza concreta. Concetti complessi e astratti richiedono anche riflessione, confronto e pensiero critico</p>



<p>Come ricorda la professoressa <a href="https://www.orizzontescuola.it/lansia-brucia-energie-ed-immobilizza-uno-studente-che-a-scuola-si-sente-non-capito-e-giudicato-fa-fatica-nello-studio-intervista-alla-professoressa-lucangeli/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Daniela Lucangeli</a>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Il cervello funziona immerso in un corpo che lo condiziona, ma è l’integrazione tra tutte le dimensioni che consente di apprendere davvero.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading"><br>La nostra visione: il Metodo InStudio</h2>



<p>Tutto questo ci porta a una conclusione chiara: lo studio non è mai solo un fatto di cervello, né solo di corpo o di ambiente. È una complessa interazione di fattori, che varia da studente a studente.<br><br>Per questo al Centro InStudio con il nostro <a href="https://www.instudiotrissino.it/sistema-di-apprendimento-instudio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Metodo InStudio</a> non ci limitiamo a una teoria universale o a uno strumento standardizzato. Costruiamo percorsi personalizzati che integrano metodo di studio, benessere emotivo, strategie sensoriali e, quando serve, strumenti compensativi.<br><br>Per uno studente con dislessia questo può significare usare il movimento per memorizzare le formule; per un ragazzo con difficoltà di attenzione può voler dire studiare in piedi per qualche minuto o stringere una pallina antistress per mantenere la concentrazione. Ogni piccolo gesto può fare la differenza.<br><br>Accogliamo ciò che la ricerca offre, riconosciamo i limiti e trasformiamo queste conoscenze in pratiche concrete. Così lo studio diventa più efficace, inclusivo e vicino alla vita reale.</p>



<p><strong>Di questo si occupano i professionisti di InStudio</strong>&nbsp;e se vuoi ricevere maggiori informazioni chiamaci </p>



<p>al numero  339 4876813 o scrivici un messaggio<a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> cliccando qui</a><br></p>



<p><em>Scritto da</em>&nbsp;<strong>Daniela Ferrari – Founder, Tutor dell’Apprendimento – DSA-BES e ADHD Specialist.</strong><br><br></p>
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		<title>ChatGPT e didattica: escluderla o integrarla? Ecco come la mettiamo</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 09:05:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ChatGPT è già nei dispositivi degli studenti. Ha senso ignorarla? Noi pensiamo di no. In questo articolo ti raccontiamo come l’intelligenza artificiale può diventare alleata dell’apprendimento – se guidata con criterio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/chatgpt-e-didattica-escluderla-o-integrarla-ecco-come-la-mettiamo/">ChatGPT e didattica: escluderla o integrarla? Ecco come la mettiamo</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
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<p class="has-medium-font-size">È inevitabile: molti studenti oggi usano ChatGPT, sia per chiarire concetti, sia per organizzare lo studio o completare compiti.<strong> La domanda essenziale non è se usarla, ma come</strong>. Escluderla a priori significa ignorare ciò che già accade sui dispositivi scolastici.</p>



<p class="has-large-font-size"><strong>Includerla con consapevolezza</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">A InStudio Trissino crediamo che ChatGPT, se inserito con intelligenza pedagogica, possa:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-medium-font-size"> favorire la comprensione approfondita;</li>



<li class="has-medium-font-size"> sostenere l’autonomia e la motivazione;</li>



<li class="has-medium-font-size"> diventare alleato di chi ha DSA o ADHD.</li>
</ul>



<p class="has-medium-font-size">L’importante è guidare gli studenti al suo uso etico, responsabile e riflessivo,<strong> non lasciare il tutto al caso</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size"><br><strong>Nel nostro centro non solo usiamo strumenti come ChatGPT: ci stiamo anche formando e aggiornando costantemente sull’intelligenza artificiale applicata alla didattica. Per noi, la tecnologia va compresa prima ancora che utilizzata.</strong></p>



<p class="has-large-font-size"><strong>Perché molte scuole sbagliano</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Troppo spesso ChatGPT viene vissuto come un avversario da combattere, invece di un’opportunità da integrare. Le indicazioni più diffuse sono ancora di divieto o blocco, senza offrire formazione o guide per comprenderla. Eppure, secondo recenti dati USA,<strong> oltre il 60% degli insegnanti usa strumenti IA</strong> per pianificare lezioni e ridurre il carico amministrativo.</p>



<p class="has-large-font-size"><strong>InStudio Trissino: l’approccio concreto</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Nel nostro centro:<br>&#8211; integriamo strumenti come ChatGPT nella didattica quotidiana;<br>&#8211; costruiamo percorsi personalizzati con tutor esperti;<br>&#8211; aiutiamo ogni studente a capire quando e come usare l’IA, senza abusarne.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Lo scopo non è sostituire, ma potenziare:</strong> l’IA diventa supporto per l’organizzazione, l’elaborazione personale e il pensiero critico.</p>



<p class="has-large-font-size"><strong>Vantaggi e accorgimenti</strong></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>📈 Vantaggi</strong> dell’integrazione con intelligenza artificiale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-medium-font-size"><strong>apprendimento personalizzato</strong>, su misura dello stile e tempi di ciascuno <a href="https://blog.edises.it/intelligenza-artificiale-didattica-inclusiva-98756?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">blog.edises.it</a>;</li>



<li class="has-medium-font-size">automazione di processi ripetitivi (mappe, schemi, piani di studio);</li>
</ul>



<p class="has-medium-font-size"><strong>⚠️ Limiti da considerare</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-medium-font-size">rischio di <strong>dipendenza o riduzione del pensiero autonomo</strong> (come evidenziato da studi MIT) <a href="https://www.washingtonpost.com/health/2025/06/29/chatgpt-ai-brain-impact/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">washingtonpost;</a></li>



<li class="has-medium-font-size">necessità di preservare la <strong>relazione autentica tra tutor e studente</strong> con empatia e supervisione umana</li>
</ul>



<p class="has-large-font-size"><strong>Uno sguardo al futuro</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">L’IA non è più un concetto astratto: è già sullo smartphone o nel PC di molti studenti. <strong>Il compito educativo oggi è insegnare a convivere con responsabilità: discernendo, dialogando, restando umani.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">A InStudio vogliamo costruire questo futuro accanto a te: percorsi consapevoli, creativi e in sintonia con le tecnologie reali.</p>



<p class="has-old-lavender-color has-text-color has-medium-font-size"></p>



<p></p>



<p class="has-medium-font-size"><em><strong>Hai dubbi su come tuo figlio usa l’IA? Vuoi capire come integrarla nello studio?</strong></em></p>



<p class="has-medium-font-size"><br>Contattaci al numero <strong>339 4876 813</strong> o <strong>&nbsp;<a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scrivici </a></strong><a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un messaggio impiegando il form che trovi cliccando su questa pagina.</a> o vieni a trovarci: insieme possiamo costruire un percorso educativo contemporaneo, concreto e attento alle persone.</p>



<p><em>Scritto da</em> <strong>Daniela Ferrari – Founder, Tutor dell’Apprendimento – DSA-BES e ADHD Specialist.</strong></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/chatgpt-e-didattica-escluderla-o-integrarla-ecco-come-la-mettiamo/">ChatGPT e didattica: escluderla o integrarla? Ecco come la mettiamo</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
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		<title>IA nell&#8217;Apprendimento: Il Futuro È Qui e Ora</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2024 11:20:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mi sono iscritta a un corso sull&#8217;Intelligenza Artificiale (IA) e mi hanno dato della visionaria. Chi può negare che saper usare l’IA al meglio diventerà la competenza chiave per restare sempre un passo avanti? Infatti, l&#8217;IA sta già rivoluzionando il modo in cui apprendiamo, rendendosi un alleato prezioso per studenti e insegnanti. In questo articolo, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.instudiotrissino.it/ia-nellapprendimento-il-futuro-e-qui-e-ora/">IA nell&#8217;Apprendimento: Il Futuro È Qui e Ora</a> proviene da <a href="https://www.instudiotrissino.it">Instudio trissino</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p>Mi sono iscritta a un corso sull&#8217;Intelligenza Artificiale (IA) e mi hanno dato della visionaria.</p>



<p>Chi può negare che saper usare l’IA al meglio diventerà la competenza chiave per restare sempre un passo avanti? Infatti, <strong>l&#8217;IA sta già rivoluzionando il modo in cui apprendiamo</strong>, rendendosi un alleato prezioso per studenti e insegnanti. In questo articolo, esploreremo come l&#8217;IA sta trasformando l&#8217;istruzione, migliorando l&#8217;efficienza, la personalizzazione e l&#8217;accessibilità dell&#8217;apprendimento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è l&#8217;Intelligenza Artificiale e Come Si Applica allo Studio?</h3>



<p>L&#8217;Intelligenza Artificiale si riferisce alla capacità delle macchine di eseguire compiti che normalmente richiedono l&#8217;intelligenza umana, come il riconoscimento del linguaggio e la risoluzione dei problemi. Applicata allo studio, l&#8217;IA può diventare un potente strumento per la personalizzazione del percorso educativo, l&#8217;accesso semplificato al sapere e l&#8217;automazione di attività ripetitive.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I Vantaggi dell&#8217;IA nell&#8217;Apprendimento</h3>



<p><em><strong>Personalizzazione del Percorso di Studio</strong> </em></p>



<p>Finalmente, ogni individuo potrà personalizzare il proprio metodo di apprendimento in modo autonomo, grazie all&#8217;IA. Questo strumento, non rigido, si adatta alle caratteristiche personali di ciascuno senza bisogno di spiegazioni dettagliate; l&#8217;adattamento avviene semplicemente interagendo.<strong> L&#8217;IA diventa così uno strumento compensativo invisibile, che compensa senza dare nell&#8217;occhio, rendendo tutti uguali nelle opportunità di apprendimento pur mantenendo le nostre unicità e differenze.</strong> </p>



<p><em><strong>Accesso Facilitato al Sapere</strong> </em></p>



<p>Strumenti come <a href="https://www.openai.com/chatgpt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ChatGPT</a> offrono risposte in tempo reale su una vasta gamma di argomenti, rendendo l&#8217;apprendimento accessibile ovunque e in qualsiasi momento. Altri strumenti generano flashcard e riassunti automatici, rendendo la revisione dei concetti chiave più semplice ed efficace. Gli studenti di tutto il mondo possono accedere a risorse educative di alta qualità, rendendo l&#8217;istruzione più democratica.</p>



<p><strong><em>Miglioramento della Produttività</em></strong> </p>



<p>L&#8217;IA automatizza compiti ripetitivi, come la trascrizione delle note e la generazione di riassunti, permettendo agli studenti di concentrarsi su attività più importanti.</p>



<p><strong><em>Supporto per l&#8217;Inclusione</em></strong> </p>



<p>Strumenti basati su IA supportano studenti con difficoltà di lettura, come la <a href="https://www.instudiotrissino.it/disturbi-specifici-dellapprendimento-guida-completa/" data-type="link" data-id="https://www.instudiotrissino.it/disturbi-specifici-dellapprendimento-guida-completa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dislessia, </a>migliorando la comprensione attraverso la lettura ad alta voce e l&#8217;evidenziazione del testo. L&#8217;IA può inoltre tradurre contenuti in tempo reale, aumentando l&#8217;accessibilità dell&#8217;istruzione per tutti. </p>



<ol class="wp-block-list">
<li></li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading">Le Sfide e le Considerazioni Etiche</h3>



<p>Nonostante i numerosi vantaggi, l&#8217;IA solleva anche questioni etiche. La dipendenza eccessiva da questi strumenti può ridurre la capacità critica degli studenti, mentre i bias presenti nei dati utilizzati per addestrare l&#8217;IA possono portare a disuguaglianze. <strong><a href="https://www.orizzontescuola.it/lintelligenza-artificiale-rivoluziona-la-valutazione-dellapprendimento-sfide-e-prospettive-il-punto-di-vista-di-ricci-invalsi/" data-type="link" data-id="https://www.orizzontescuola.it/lintelligenza-artificiale-rivoluziona-la-valutazione-dellapprendimento-sfide-e-prospettive-il-punto-di-vista-di-ricci-invalsi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Roberto Ricci, presidente dell’INVALSI</a></strong>, avverte: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>L’introduzione dell’IA nella valutazione dell’apprendimento comporta delle sfide significative, tra cui quella di evitare di amplificare le differenze tra gli studenti</em>.</p>
</blockquote>



<h3 class="wp-block-heading">Come Usare Correttamente l&#8217;Intelligenza Artificiale nello Studio?</h3>



<p>Per sfruttare al meglio l&#8217;IA, è essenziale comprenderne il funzionamento, i limiti e le applicazioni etiche. <strong>L&#8217;IA dovrebbe essere vista come un complemento all&#8217;educazione tradizionale, non un sostituto.</strong> L&#8217;apprendimento delle basi dell&#8217;IA non solo migliorerà le capacità di studio, ma assicurerà anche un uso consapevole e informato della tecnologia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">InStudio: Come Possiamo Essere di Supporto?</h3>



<p>InStudio si impegna a supportare studenti e professionisti nell&#8217;utilizzo efficace e consapevole dell&#8217;Intelligenza Artificiale per l&#8217;apprendimento. Ti supportiamo nel comprendere come questa tecnologia può essere utilizzata efficacemente nel tuo percorso di studio.  </p>



<p>Crediamo che l&#8217;IA possa davvero democratizzare l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, e siamo qui per guidarti in questo viaggio, assicurandoci che tu possa utilizzare questi strumenti in modo etico e produttivo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Conclusione</h3>



<p><strong>L&#8217;Intelligenza Artificiale rappresenta una delle innovazioni più significative nel campo dell&#8217;istruzione. Tuttavia, per sfruttarne appieno il potenziale, è fondamentale un approccio educativo che valorizzi anche le competenze umane, </strong>come il pensiero critico e la creatività. Infine, ricordiamo che <strong>l&#8217;IA è uno strumento potente, per sfruttarlo al meglio è fondamentale conoscerne l&#8217;utilizzo e le applicazioni. </strong>Solo così sarà possibile integrarla in modo efficace nel proprio percorso di studio e carriera. </p>



<p>InStudio è al tuo fianco per aiutarti a navigare nel mondo dell&#8217;IA e a sfruttarne tutte le potenzialità.</p>



<p><strong>Ti invitiamo a contattarci</strong>&nbsp;per ricevere informazioni sui nostri servizi al numero 339 4876 813 o a&nbsp;<a href="https://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scriverci un messaggio impiegando il form che trovi cliccando su questa pagina</a></p>
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		<title>Lo Stress Scolastico Delle Mamme: Perché È Importante Invertire la Rotta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 10:32:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[GENITORI]]></category>
		<category><![CDATA[controllo materno]]></category>
		<category><![CDATA[genitorialità]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Possiamo chiamarlo &#8216;stress scolastico delle mamme&#8216; ed è un fenomeno che merita attenzione e approfondimento. Questo perché si tratta di uno stato diffuso, molto più di quanto possiamo immaginare, che se non viene ben compreso e affrontato può portare la mamma a vivere in modo difficile il rapporto di genitorialità, nonché il figlio a diventare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Possiamo chiamarlo &#8216;<strong>stress scolastico delle mamme</strong>&#8216; ed è un fenomeno che merita attenzione e approfondimento.</p>
<p>Questo perché si tratta di uno stato diffuso, molto più di quanto possiamo immaginare, che se non viene ben compreso e affrontato può portare la mamma a vivere in modo difficile il rapporto di <strong>genitorialità</strong>, nonché il figlio a diventare insicuro e dipendente dalla sua figura in ambito scolastico e non solo.</p>
<p>***</p>
<p><em>&#8216;Come sarà la verifica?&#8217; &#8216;A domanda aperta oppure a crocette?&#8217; &#8216;L&#8217;ultima volta in classe l&#8217;insegnante non ha fatto il ripasso..e adesso come faccio?</em></p>
<p>Domande di questo tipo sono classiche, ci aspettiamo di trovarle in una chat di ragazzi o di ascoltarle mentre si scambiano delle conversazioni.</p>
<p>E invece, queste domande non vengono dai pensieri né dalla voce dei ragazzi, ma sempre più dalle mamme che spesso cercano aiuto, supporto e scambi di visione nelle chat dedicate.</p>
<p><em>“Con tutti questi compiti per casa dove trovo il tempo di studiare?”</em></p>
<p><em>“Devo anche fare lo schema! Però la mamma di Tonino dice che si va meglio con i riassunti, cosa faccio? “</em></p>
<p>Scambi di questo genere, oggi parecchio diffusi, dimostrano che<strong> le mamme stanno diventando più studentesse oggi</strong> di quanto non lo erano ai tempi delle medie e delle superiori e questo fenomeno merita di essere fotografato con attenzione.</p>
<p>Lo <strong>stress scolastico delle mamme</strong> si manifesta, infatti, con una serie di <strong>emozioni tipiche,</strong> che rivelano quanto le mamme si sentano come se fossero tornate sui banchi di scuola.</p>
<p>Sentono l&#8217;<strong>ansia delle verifiche</strong> e della <strong>preparazione.</strong></p>
<p>Chattano con altre mamme alla ricerca di aiuto e supporto.</p>
<p>Si chiedono come sono<strong> organizzate con lo studio</strong> (loro) e con gli esercizi di matematica o di storia&#8230;</p>
<p><a href="https://www.instudiotrissino.it/wp-content/uploads/2019/11/chat-mamme-scuola-bambini.jpeg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-1114 aligncenter" src="https://www.instudiotrissino.it/wp-content/uploads/2019/11/chat-mamme-scuola-bambini.jpeg" alt="chat mamme scuola bambini" width="600" height="400" srcset="https://www.instudiotrissino.it/wp-content/uploads/2019/11/chat-mamme-scuola-bambini.jpeg 600w, https://www.instudiotrissino.it/wp-content/uploads/2019/11/chat-mamme-scuola-bambini-300x200.jpeg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p><em>E i figli in tutto ciò cosa fanno?</em></p>
<p>Stanno a guardare!</p>
<p>Del resto non hanno alternative.</p>
<p>E a questa prima reazione ne segue un&#8217;altra: ad un certo punto i ragazzi troveranno naturale <strong>aspettare che sia la mamma a fare</strong>, a chattare, a creare gli schemi (o i riassunti), a sentirsi in ansia, a sentirsi più o meno preparata, ad agitarsi per una verifica, a non dormire la notte.</p>
<p>Pensiamo solo ad alcune delle affermazioni tipiche delle mamme che stanno vivendo lo stress scolastico dei figli e al posto dei figli:</p>
<p><em>A mio figlio non gliene frega niente della scuola..</em></p>
<p><em>Se fosse per lui non si studierebbe mai…</em></p>
<p><em>Se non gli organizzo io i compiti e gli dico cosa fare starebbe tutto il giorno con la play station</em></p>
<p><em>Non sa neanche quando ha le verifiche…</em></p>
<p><em>Per fortuna vedo tutto nel registro elettronico…</em></p>
<p><strong><em>La domanda sorge spontanea: ma chi va a scuola, la mamma o il figlio?</em></strong></p>
<p>E ora cerchiamo di approfondire.</p>
<h2>Stress scolastico delle mamme: il Genitore Spazzaneve</h2>
<p><strong><a href="https://albertopellailibri.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Alberto Pellai</a>,</strong> psicoterapeuta dell&#8217;età evolutiva presso il Dipartimento di Scienze Bio-mediche dell&#8217;Università di Milano definisce &#8216;<em><strong>genitore spazzaneve</strong></em>&#8216; il genitore che invece di stare al fianco del figlio gli si mette davanti.</p>
<p>Come fa lo spazzaneve, spiana la strada e la prepara: pronta e pulita per essere attraversata in tutta sicurezza.</p>
<p>In ambito scolastico, questo fenomeno succede ad esempio quando la mamma dà assistenza concreta al bambino per fare i compiti a casa, anche quando l&#8217;aiuto non viene richiesto.</p>
<p>In questo caso dobbiamo fare molta attenzione, perché il messaggio che la mamma passa al figlio è il seguente: <strong><em>non credo che tu sia in grado di fare i compiti da solo, punto.</em></strong></p>
<p>Il che è piuttosto ovvio, perché se la mamma reputasse il figlio in grado di fare i propri compiti, non si preoccuperebbe di farli lei, né di offrire aiuto, tanto più se non esplicitamente richiesto.</p>
<p>Pellai spiega che quando si verifica questo fenomeno,<strong> il genitore è guidato dall&#8217;ansia di sostenere la crescita dei figli</strong> e quasi si sostituisce a loro.</p>
<p>Le conseguenze di questo comportamento possono essere problematiche, per ambo le parti.</p>
<p>I figli, innanzitutto, non sono messi in condizione di imparare e rischiamo soprattutto di <strong>non imparare come apprendere,</strong> perché trovano i compiti fatti e quindi non lavorano per risolvere i problemi, per fare le ricerche, per sviluppare la loro cultura e la loro conoscenza.</p>
<p><em>Del resto chi glielo fa fare se trovano tutto, o quasi, già fatto da consegnare agli insegnanti il giorno seguente?</em></p>
<p>Non solo, l&#8217;aiuto non richiesto può indurli a diventare sempre più <strong>pigri,</strong> perché sanno di poter contare su una presenza pronta e costante, che è lì a risolvere i problemi al posto loro.</p>
<p>Va da sé che questo comportamento si può riflettere anche sulle <strong>scelte future di vita,</strong> inducendo i ragazzi a maturare <strong>difficoltà nel prendere le decisioni</strong> e anche nell&#8217;assumersi le proprie <strong>responsabilità.</strong></p>
<p>Ma in questo articolo vorremmo toccare un po&#8217; meno il &#8216;lato ragazzi&#8217; e concentrarci sullo <strong>stress scolastico delle mamme</strong>, perché è da loro, in questo caso, che parte l&#8217;azione e da loro può essere interrotta per ristabilire il giusto equilibrio in ambito scolastico per i figli.</p>
<p><a href="https://www.instudiotrissino.it/wp-content/uploads/2019/11/mamme-stressate-per-la-scuola.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-1115 aligncenter" src="https://www.instudiotrissino.it/wp-content/uploads/2019/11/mamme-stressate-per-la-scuola.jpg" alt="mamme stressate per la scuola" width="600" height="400" srcset="https://www.instudiotrissino.it/wp-content/uploads/2019/11/mamme-stressate-per-la-scuola.jpg 600w, https://www.instudiotrissino.it/wp-content/uploads/2019/11/mamme-stressate-per-la-scuola-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<h3>L&#8217;Adulto Allenatore</h3>
<p>Per contrapporre una figura di chiara comprensione al &#8216;genitore spazzaneve&#8217; potremmo usare la metafora dell&#8217;<strong>adulto allenatore</strong>.</p>
<p>L&#8217;allenatore, il bravo allenatore, mai si sognerebbe di fare gli esercizi o di giocare al posto dei ragazzi, perché non è di certo lui che scende in campo, ma i suoi allievi.</p>
<p>Il bravo allenatore conduce il bambino lungo un percorso e NON si pone come una persona che ha la sola priorità di raggiungere un certo obiettivo, qualunque esso sia.</p>
<p>Il bravo allenatore è la persona che sviluppa il potenziale di un ragazzo, che lo aiuta certamente a migliorare ma che gli fa provare in prima persona cosa significa praticare qualcosa.</p>
<p>In <strong>&#8216;prima persona&#8217;</strong> è, in questo caso, la parola chiave.</p>
<p>Perché chi opera in prima persona può riuscire, capire, provare, anche <strong>fallire.</strong></p>
<p>Perché il <strong>fallimento</strong> non deve essere demonizzato o visto come qualcosa di irreparabile, anzi, il fallimento o la mancata riuscita possono e devono essere letti come <strong>occasioni di crescita</strong>, che aiutano il bambino a comprendere i meccanismi scolastici e di conseguenza i meccanismi di vita.</p>
<p>A prendere coscienza che:</p>
<p><em>Non potrà mai essere tutto perfetto.</em></p>
<p><em>Non potrà mai essere tutto giusto.</em></p>
<p>Impossibile.</p>
<p>Se ai bambini non viene concessa la<strong> possibilità di provare</strong> e capire questo meccanismo, il rischio di far passare la perfezione (creata oltretutto dalla mamma) come qualcosa di normale è dietro l&#8217;angolo e può avere delle ripercussioni problematiche nel futuro del loro apprendimento, e non solo.</p>
<p>I genitori di oggi, dice infatti Pellai, fanno un monitoraggio costante dei compiti perché deve essere tutto perfetto e senza sbavature, mentre dovrebbero stare due passi indietro e soprattutto tollerare l’imperfezione e l’errore che sono tipici dell’età evolutiva e che permettono al bambino di crescere.</p>
<h3>L&#8217;ansia del genitore per il bambino a scuola: la nostra esperienza a InStudio</h3>
<p>Analizzando i nostri dati di <strong>InStudio</strong> possiamo dire di avere raggiunto <strong>maggiori risultati</strong> con chi si è affidato a noi per <strong>riorganizzare l’intervento della mamma nell’aiuto ai compiti.</strong></p>
<p>Nella pratica, con i ragazzi che si sono rivolti a InStudio durante l’anno scolastico con un andamento negativo o comunque altalenante, siamo spesso intervenuti nel <strong>riorganizzare l’intervento della mamma</strong> nell’aiuto compiti ‘sostituendoci a lei’.</p>
<p>Per la mamma lasciare fare ad altri (esperti, altrimenti ci potrebbero essere ulteriori danni) non è facile, perché comporta la <strong>perdita di controllo sul figlio</strong> e fa inevitabilmente nascere dei sensi di colpa.</p>
<p>Certo, è difficile staccarsi e lasciare la responsabilità dei compiti ai figli, ma è necessario.</p>
<p>Ricerche condotte presso le Università della Finlandia orientale e di Jyvaskyla hanno rilevato, prendendo in considerazione bimbi della primaria dal secondo al quarto anno, che più le mamme davano ai figli opportunità per lavorare da soli per i compiti a casa, più i bambini diventavano <strong>tenaci</strong> per raggiungere il risultato.</p>
<p>Jaana Viljaranta, docente dell’Università della Finlandia orientale, afferma che una possibile spiegazione è legata al fatto che quando la madre dà al bambino l’opportunità di fare i compiti autonomamente, la mamma invia anche un messaggio: dimostra di <strong>credere nelle sue capacità</strong>.</p>
<p>Ora: l’esperienza pluriennale ci insegna che gli <strong>studenti con maggior successo</strong> a scuola sono quelli <strong>meno seguiti nella gestione dei compiti.</strong></p>
<p>Questo fin dalla primaria, perché non si tratta di qualcosa legato all&#8217;età. Ai bambini della primaria viene dato un carico di compiti con difficoltà, che loro possono tranquillamente gestire in base alla loro età e a ciò che stanno facendo in classe.</p>
<p>Così alle medie inferiori e superiori, il carico di compiti è calibrato in base alla classe frequentata e agli argomenti affrontati in classe.</p>
<p><strong>Gli studenti, quindi, dovrebbero essere autonomi fin da subito.</strong></p>
<p>Non si può pretendere e non è giusto pretendere che lo diventino di botto alle medie o alle superiori, se negli anni precedenti sono stati sempre seguiti da genitori o ‘aiutanti’ che non hanno lavorato per l’autonomia dello studente.</p>
<p><em>Cosa fare allora?</em></p>
<p>State fermi!</p>
<p>È necessario invertire la rotta e, da parte dei genitori, comprendere questi meccanismi fin dalle elementari.</p>
<p>Questo significa <strong>non interferire con i compiti a casa del bambino.</strong></p>
<p>Significa <strong>lasciarlo fare</strong> e <strong>lasciarlo sbagliare.</strong></p>
<p>In fondo questo è il suo <strong>‘lavoro’</strong> e non gli verrà chiesto di fare cose non adatte al suo sviluppo cognitivo e alla sua età.</p>
<p>Questo non toglie che se ci sono difficoltà nella gestione dei compiti sia bene <strong>rivolgersi a professionisti.</strong></p>
<p>Questi sapranno valutare il grado di difficoltà e avranno a disposizione <strong>strumenti corretti</strong> per <a href="http://www.instudiotrissino.it/problemi-di-apprendimento/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">poterla superare o compensare,</a> lavorando con l’obiettivo primario di ottenere l’<strong>autonomia nella gestione dei compiti</strong> da parte dello studente.</p>
<p>Di questo ci occupiamo a <strong>InStudio</strong> e se vuoi ricevere maggiori informazioni chiamaci al numero 339 4876 813 o scrivici un messaggio<a href="http://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> cliccando su questa pagina di contatti.</a></p>
<p><strong>P.S.</strong> È interessante notare che la comprensione dei meccanismi raccontati in questo articolo potrebbe essere un <strong>antidoto potente contro lo stress scolastico delle mamme.</strong></p>
<p>Se invertiamo la rotta, i benefici non sono solo rivolti ai bambini o a ragazzi, ma alle mamme stesse, che possono migliorare la qualità della loro vita in termini di benessere emotivo e psico-fisico.</p>
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		<title>No, il Metodo di Studio Buono per Tutti Non Esiste</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Mar 2018 17:53:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ADOLESCENTI]]></category>
		<category><![CDATA[CORSI]]></category>
		<category><![CDATA[GENITORI]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[metodo]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pensa ad una riunione di lavoro tra professionisti in giacca e cravatta e tailleur. C’è chi scrive appunti a manetta, c’è chi ascolta e basta, c’è chi continua a fare domande, c’è chi non riesce a stare fermo sulla sedia. C’è chi deve andare in bagno o uscire con qualche scusa, c’è chi scarabocchia, c’è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Pensa ad una riunione di lavoro tra professionisti in giacca e cravatta e tailleur.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è chi scrive appunti a manetta, c’è chi ascolta e basta, c’è chi continua a fare domande, c’è chi non riesce a stare fermo sulla sedia.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è chi deve andare in bagno o uscire con qualche scusa, c’è chi scarabocchia, c’è chi giocherella, c’è chi chiacchiera col vicino.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è il distratto ma che poi si ricorda tutto e c’è quello che sembra attento ma in realtà non sta capendo un bel niente.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ognuno ha le proprie caratteristiche e, soprattutto, <strong>ognuno ha il suo metodo per stare attento e per ricordare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché quando ci chiedono <strong>perché non organizziamo dei corsi a gruppi sul Metodo di Studio</strong> nel nostro centro, rispondiamo, semplicemente, che<strong> non esiste un metodo di studio buono per tutti.</strong></p>
<h2 style="text-align: justify;">Perché non esiste un metodo di studio standard e universale</h2>
<p style="text-align: justify;">Certo, creare un<strong> metodo di studio generale</strong> è possibile, basterebbe raggruppare regole &#8216;universali&#8217;, quindi buone sulla carta e buttare giù uno schema.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sarebbe <strong>limitante,</strong> oltreché <strong>inutile</strong> per chi lo segue.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo perché <strong>il rischio è di dare indicazioni generali che difficilmente un ragazzo (e anche un adulto) saprà adattare alla sue specifiche caratteristiche.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se conosci il <strong>Tuo metodo di studio</strong> saprai lavorare e affrontare la<strong> Tua vita</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esperienza insegna che con gli studenti bisogna fare un lavoro sartoriale, perché ognuno di loro ha misure fisiche, cognitive, mnemoniche diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">Imparare a studiare non è un processo fine al rendimento scolastico ma può e deve essere sfruttato per tutta la vita, soprattutto in ambito lavorativo. <strong>Questo perché imparare il metodo di studio significa imparare a conoscersi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Imparando a studiare riconosci quali sono i tuoi punti di forza e i tuoi punti di debolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Imparando a studiare sviluppi l’autoefficacia oltre che l’autostima, ovvero maturi fiducia nella tua capacità di poter cambiare le cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Saprai autovalutarti (aspetto spesso carente negli studenti ma anche negli adulti in ambito professionale), riconoscere e saper gestire gli stati d’ansia, causa quest’ultima di andamenti negativi scolastici ma anche lavorativi.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>Le mappe non bastano, anzi spesso sono controproducenti per esempio per chi ha difficoltà visuo-spaziali.</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Come non bastano i colori per chi non ha memoria visiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensa ad una relazione letta in ambito lavorativo: c’è chi evidenzia, chi cerchia, chi scrive appunti, chi fa disegnini, chi non fa niente…</p>
<p style="text-align: justify;">Sono tutti metodi efficaci ma estremamente personali.</p>
<p style="text-align: justify;">Non basta dire &#8216;<em>Concentrati</em>!&#8217; Perché chi ha difficoltà di attenzione ha bisogno di imparare strategie specifiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Puoi sentirti dire che non basta un’ora per studiare, ma non ne bastano neanche quattro se sbagli l’approccio allo studio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Studiare con la musica o studiare in silenzio che differenza può fare? Impossibile stabilirlo, è soggettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">E tutto questo capita anche nel lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensa ad esempio ai chirurghi, alcuni si concentrano se lavorano con la musica o con il rumore di sottofondo, mentre altri hanno, al contrario, bisogno del silenzio assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi di <strong>InStudio</strong> <strong>lavoriamo di sartoria</strong> perché solo così otteniamo <strong>risultati efficaci</strong> e <strong>duraturi,</strong> perché crediamo che <strong>un metodo di studio universale non esista</strong> o, se esiste, non possa essere efficace per gli studenti, ma anche per gli adulti che desiderano migliorare l&#8217;apprendimento e le performance nel lavoro, così come nella vita di tutti i giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Se desideri contattarci per avere più informazioni <a href="http://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noopener">clicca qui.</a></p>
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		<title>Doposcuola Vicenza:oggi diamo i numeri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 14:09:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[GENITORI]]></category>
		<category><![CDATA[STUDENTI E SCUOLE]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto genitori figli]]></category>
		<category><![CDATA[ripetizioni]]></category>
		<category><![CDATA[sostegno scolastico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La fine del primo quadrimestre scolastico è l&#8217;occasione giusta per parlare di difficoltà scolastiche. Lo facciamo oggi in termini di numeri, analizzando ciò che il servizio doposcuola Vicenza e tutti i nostri servizi di sostegno allo studio ci permettono di comprendere in merito al rapporto genitori figli. Ma prima una premessa: nel doposcuola Vicenza e negli altri [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La fine del primo quadrimestre scolastico è l&#8217;occasione giusta per parlare di <strong>difficoltà scolastiche.</strong> Lo facciamo oggi in termini di numeri, analizzando ciò che il servizio <strong>doposcuola Vicenza</strong> e tutti i nostri servizi di sostegno allo studio ci permettono di comprendere in merito al rapporto genitori figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma prima una premessa: nel <strong>doposcuola Vicenza</strong> e negli altri servizi, anche quelli dedicati agli studenti più grandi, percepiamo quotidianamente l&#8217;<em>ansia da pagella</em> e ciò accade più nei genitori rispetto che negli studenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio così, perché un&#8217;ansia che ci viene logico pensare possa colpire i &#8216;diretti interessati&#8217;, ovvero i ragazzi che vanno a scuola, viene manifestata in modo importante dai padri e dalle madri e questo stato si riflette negativamente sui rapporti genitoriali, nonché sul rendimento dei ragazzi.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Doposcuola Vicenza: la fotografia del rapporto genitori figli</h2>
<p style="text-align: justify;">Dalla nostra esperienza qui al centro InStudio riscontriamo che<strong> l&#8217;80% dei ragazzi che frequentano il nostro Doposcuola Vicenza e gli altri servizi di sostegno allo studio, quindi ragazzi dai 6 ai 13 anni e anche oltre, hanno genitori ipercontrollanti</strong> e ciò accade anche per chi viene a ripetizione costantemente tutto l&#8217;anno per più materie, quindi per i ragazzi delle superiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario, <strong>chi frequenta occasionalmente i nostri servizi per farsi sostenere in una materia, normalmente il 20%, si organizza da solo</strong>. Nella pratica, è lo studente che ci chiama per fissare l&#8217;appuntamento, paga il servizio e i genitori in questo caso si vedono raramente.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il primo dato di cui disponiamo, che si lega ad un <strong>atteggiamento &#8216;organizzativo&#8217;.</strong> Nella pratica, <strong>sono spesso i genitori che ci comunicano quando il figlio deve affrontare le verifiche e come dovrebbe essere organizzato lo studio. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">E ciò accade <strong>senza distinzione di età</strong> e anche con ragazzi in <strong>quarta-quinta superiore,</strong> ovvero con studenti che presupponiamo possano essere autosufficienti nell&#8217;organizzazione dello studio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Quali difficoltà riscontriamo nei ragazzi?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di <strong>difficoltà scolastiche</strong> che di solito interessano più materie. La domanda sorge quindi spontanea e ci chiediamo: <em>“Lo studente viene seguito &#8216;troppo&#8217; perché ha difficoltà o, viceversa, ha difficoltà perché è seguito troppo?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ecco che una volta esclusa la presenza di disturbi specifici di apprendimento, arriviamo alla conclusione che, in base ai dati osservati, <strong>l&#8217;andamento scolastico</strong> può essere ed è in molti casi <strong>influenzato dalla famiglia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Cosa consigliamo di fare in questo caso?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Consigliamo innanzitutto ai <strong>genitori</strong> di <strong>prendere</strong> le <strong>giuste distanze</strong> da quello che è il &#8216;lavoro&#8217; dei figli: la scuola. Questo non significa non interessarsi ai figli, anzi, ma dare loro la possibilità di crescere, di diventare autonomi e di imparare ad organizzarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella pratica, questo significa <strong>non leggere il loro diario, non guardare il registro elettronico in continuazione, non organizzare per conto dei ragazzi lo studio pomeridiano e, soprattutto, non studiare per loro. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sì, questo significa fidarsi di loro, delle loro capacità e possibilità di farcela da soli.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Il ruolo del sostegno compiti a Vicenza</h3>
<p style="text-align: justify;">Affidarsi ad esterni professionisti è molto utile e la professionalità in questo caso è indispensabile affinché non venga attuato quello <strong>studio passivo</strong> che spesso riscontriamo da chi è stato seguito, a volte per anni, in modo errato, portando lo studente ad uno stato di dipendenza dal tutor anziché di autonomia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, perché <strong>scopo</strong> del <strong>doposcuola Vicenza Instudio e degli altri servizi di sostegno allo studio da noi proposti</strong> non è in assoluto la dipendenza, ma <strong>l&#8217;autonomia</strong> che deve essere acquisita assieme ad altri utili strumenti, per permettere ai ragazzi di affrontare il percorso scolastico con sicurezza, con semplicità e con la capacità di essere autonomi nelle scelte così come nella pratica di ogni giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Per richiedere maggiori informazioni sul <strong>doposcuola Vicenza Instudio e gli altri servizi di sostegno allo studio</strong> <a href="http://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noopener">clicca qui.</a></p>
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		<title>Liberiamo i genitori: il Doposcuola a Vicenza Plus come risorsa per la famiglia</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Aug 2017 06:26:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[GENITORI]]></category>
		<category><![CDATA[STUDENTI E SCUOLE]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fra un po&#8217; ricomincia la scuola e con essa le preoccupazioni delle famiglie relative al percorso scolastico dei figli. Una domanda sorge spontanea: Quale deve essere il ruolo del genitore rispetto alla scuola e ai compiti per casa? L&#8217;esperienza che abbiamo maturato nel corso degli anni ci ha insegnato che esistono tre tipologie di genitori: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Fra un po&#8217; ricomincia la scuola e con essa le preoccupazioni delle famiglie relative al percorso scolastico dei figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Una domanda sorge spontanea:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Quale deve essere il ruolo del genitore rispetto alla scuola e ai compiti per casa?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esperienza che abbiamo maturato nel corso degli anni ci ha insegnato che esistono tre tipologie di genitori:</p>
<p style="text-align: justify;">1. <strong>il genitore che si mette al posto del figlio</strong>: legge il diario quotidianamente per vedere i compiti e le verifiche in programma, organizza lo studio del figlio e lo interroga il pomeriggio, la sera, la mattina prima della verifica e anche durante il viaggio in macchina per raggiungere la scuola. E’ un genitore che non dorme quando il figlio ha una verifica.</p>
<p style="text-align: justify;">2. <strong>Il genitore che (apparentemente) non si cura minimamente dell’organizzazione scolastica del figlio:</strong> dorme tranquillamente e solo con i colloqui canonici con gli insegnanti si rende conto dell’andamento scolastico del figlio. Quindi si congratula con lui oppure gli fa la ramanzina, chiede spiegazioni, lo porta a ripetizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">3. <strong>Il genitore che non va mai alle riunioni coi professori e non si interessa del materiale scolastico del figlio (neanche alle elementari)</strong>: è un genitore che può dare la colpa agli insegnati per eventuali difficoltà scolastiche del figlio, dice che i compiti per casa sono troppi e quindi è impossibile svolgerli tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene siano molto diverse fra di loro,<strong> queste tipologie di genitore hanno una cosa in comune</strong>: auspicano <strong>l’autonomia scolastica</strong> del figlio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Autonomia</strong> significa, in questo caso, <strong>meno fatica non solo per lo studente</strong>, ma anche per il genitore che riesce a dormire la notte prima delle verifiche e che si sente <strong>più tranquillo nella gestione del percorso scolastico del figlio</strong>. Autonomia scolastica significa per i ragazzi<strong> studiare più velocemente</strong>, avere più <strong>soddisfazione</strong> e conseguire <strong>voti più alti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta, l&#8217;esperienza ci ha aiutati a comprendere come questa autonomia può essere raggiunta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’autonomia parte dal genitore</strong>, che ha il compito di <strong>sostenere e di rendere autonomi i figli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;autonomia vera non parte, infatti, dallo studente, perché egli diventerà autonomo in conseguenza ad un ambiente favorevole in tal senso.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Il Doposcuola a Vicenza Plus che aiuta anche in caso di difficoltà</h2>
<p style="text-align: justify;">E se ci sono <strong>difficoltà?</strong> <strong>Si devono affrontare</strong>, questa è la riposta più logica che ci sentiamo di dare ai genitori che chiedono aiuto e agli stessi ragazzi studenti. In caso di difficoltà si devono <strong>cercare gli strumenti adeguati</strong>, si devono<strong> elaborare le tecniche corrette</strong> e applicare<strong> approcci utili</strong> per rendere l’autonomia un dato di fatto anche in caso di difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Il servizio <strong>Doposcuola a Vicenza Plus</strong> ha come obiettivo quello di<strong> rendere autonomi gli studenti</strong> per renderli più <strong>liberi,</strong> nonché per <strong>&#8216;liberare&#8217; i genitori da un ruolo che non appartiene loro</strong>, che può creare caos e confusione nel rapporto familiare.</p>
<p style="text-align: justify;">L’<strong>organizzazione</strong>, il <strong>metodo personalizzato</strong>, l’<strong>uso di <a href="http://www.instudiotrissino.it/doposcuola-a-vicenza-plus/" target="_blank" rel="noopener">strumenti adatti</a></strong> e scelti in base allo <strong>stile cognitivo</strong> e <strong>mnemonico</strong> e <strong>l’autovalutazione</strong> sono aspetti che nel<strong> Doposcuola a Vicenza Plus</strong> rientrano nel lavoro quotidiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Se desideri informazioni sul nostro servizio ti invitiamo a <strong>scrivere una mail all&#8217;indirizzo info@instudiotrissino.it</strong> a <strong>chiamare Instudio Trissino in sede al numero 339 4876 813</strong> o a impiegare il comodo <strong>form di <a href="http://www.instudiotrissino.it/contattaci/" target="_blank" rel="noopener">contatti</a></strong> che trovi in questo sito web.</p>
<p>&nbsp;</p>
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