Pan-demos: tutto il popolo. Questo è il significato di pandemia, un’epidemia che coinvolge tutta la popolazione, di tutto il mondo.

È una parola così altisonante da far paura e oggi, a tutti gli effetti, abbiamo paura.

Ormai è noto che la paura è un’emozione potente e utile, perché ci aiuta a prevenire i pericoli. È quello stato che, quando eravamo primitivi, ci ha permesso di sopravvivere e di far proseguire l’evoluzione della nostra specie.

La paura serve, siamo d’accordo, ma a piccole dosi, come funziona con lo stress, che con la paura va spesso a braccetto: tutto funziona bene finché la paura è proporzionata al pericolo.

Tutto va bene finché la dose giornaliera di stress ci aiuta ad affrontare con più motivazione gli impegni e a diventare più resilienti davanti alle sfide che la vita ci chiede di affrontare.

Ma ora la nostra paura non dipende dalle nostre esperienze dirette, non solo.

Il ruolo del web nel generare paura (e stress)

Molte della paura che proviamo è oggi frutto delle notizie che circolano in rete.

Certo, sentiamo la necessità di fare qualcosa per far fronte all’emergenza, ma dobbiamo stare attenti a non fare danni.

Danni per noi stessi e per gli altri, come ignorare i comportamenti di asocialità che ci vengono caldamente suggeriti.

Evitiamo quindi la ricerca compulsiva di informazioni, ma affidiamoci a delle fonti autorevoli e affidabili.

– Ministero della salute http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus

– Istituto superiore di sanità http://www.epicentro.iss.it/coronavirus/

Se siamo tutti informati e responsabili e ci aiutiamo reciprocamente aumenta la capacità di protezione di tutta la collettività e di conseguenza anche la nostra.

Ma in tutto ciò c’è bisogno anche di buon senso

“Il buon senso se ne stava nascosto per paura del senso comune”

Scriveva A. Manzoni.

Come dobbiamo comportarci allora?

Cosa deve fare un insegnante, un impiegato, un medico, un idraulico un… in questo momento?

Spiegare, correggere, dare compiti, fare relazioni, svitare bulloni, fare preventivi, scrivere lettere di offerte…. o essere vicino agli altri in un altro modo?

E come?

Ognuno di noi deve andare avanti a testa bassa e fare il proprio lavoro come un mese fa, con lo stesso modo di vedere e di lavorare?

Non si può, tutto è cambiato, tutto è saltato.

In un momento di emergenza non è sufficiente fare il proprio lavoro, è fondamentale capire infatti cosa di nuovo c’è da fare o da pensare.

È fondamentale ACCETTARE che le cose sono cambiate.

Che è cambiato il nostro ruolo professionale.

Che ci piaccia o no, non siamo gli stessi uomini/donne del 2019.

Stiamo vivendo qualcosa che ci sta cambiando e che, se abbiamo il coraggio di accettare, ci offre la possibilità di migliorarci.

Sono saltate le normali regole del vivere sociale, quindi non nascondiamoci dietro la nostra professionalità, perché abbiamo una carta più preziosa da giocare, quella dell’umanità.

Siamo esseri umani, esseri che si adattano, che cambiano, che sanno cambiare, che devono cambiare.

Ora dobbiamo manifestare la nostra umanità.

Se c’è una certezza in questi giorni è che le nostre regole sono state scardinate quindi:

Se vuoi dimostrarmi che mi vuoi bene non abbracciarmi, non baciarmi, non toccarmi.

Se vuoi darmi forza non darmi una pacca sulle spalle.

Se mi vuoi salutare non darmi la mano.

Ora è il tempo degli sguardi filtrati da un video e dell’ascolto delle voci.

Perché possiamo essere altrettanto umani attraverso lo sguardo e la voce: viviamo con esagerata umanità con i non più 5 sensi che ci restano!

E non vergogniamoci della paura, chiediamo aiuto, anche solo per avere le idee più chiare o capire ciò che proviamo.

Lo staff psicologico di Instudio è disponile a dei colloqui via Skype e tutti i membri di Instudio sono pronti per rispondere a ogni vostra necessità scolastica.

Contattaci al numero 339 4876 813 o scrivici un messaggio a questa pagina.

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