Condividiamo un interessante articolo apparso sul portale OrizzonteScuola che, con coraggio, analizza il fenomeno delle denunce spettacolo in materia di maltrattamento dei bambini a scuola. Stiamo parlando eventi di cronaca recenti, che hanno avuto per protagoniste maestre di ruolo o di sostegno, condannate dalla legge italiana per avere inflitto maltrattamenti agli alunni o per avere mantenuto una condotta di insegnamento troppo dura nei loro confronti, o almeno così considerata.

L’articolo parla di denunce spettacolo perché in questo caso il maltrattamento dei bambini o dei ragazzi ‘da spettacolo’, è argomento di punta dei notiziari, dei giornali e dei media in generale. La ragione appare piuttosto chiara, perché il mondo della infanzia non può tollerare che comportamenti violenti o troppo severi lo interessino, soprattutto se avvengono a scuola, il luogo che dovrebbe essere il tempio della buona crescita e della sicura protezione.

Denunce spettacolo: perché non approfondire?

L’articolo non difende le maestre o le insegnanti, ma punta il dito sulla gogna mediatica e chiede ai lettori di fare un piccolo passo indietro, ovvero di approfondire ciò che è accaduto. Troppo facile condannare ‘mediaticamente’ le persone sulla base di pochi secondi di filmato, che spesso mostrano immagini senza audio, il massimo che un notiziario può mandare in onda per problemi di tempo e troppo facile farlo se, a monte, vi sono migliaia di ore di riprese che meriterebbero di essere esaminate per avere un quadro completo del caso. Non solo, perché spesso le immagini fanno trasparire un evento, ma le parole rivelano tutt’altro che forme di violenza così gravi come quelle che vengono dipinte.

Emblematici sono i casi riportati dalla stampa, che ricordano gli eventi di Milano, Latina, Partinico e molte altre località dove le maestre sono state condannate ad anni di reclusione. L’articolo si interroga, quindi sul ruolo dell’UST e dell’USR, l’Ufficio Scolastico Territoriale e l’Ufficio Scolastico Regionale, organismi ai quali spetta in esclusiva la vigilanza nel settore della scuola. La giustizia dovrebbe partire da questi punti fermi e quindi arrivare sul banco del tribunale.

Questo sarebbe il percorso logico, ma spesso il fervore, la paura e l’esempio che arriva dai media può spingere le famiglie a saltare chi di dovere e a rivolgersi ad organismi che non hanno mai maturato il giusto livello di competenza in questo campo, non perché ne abbiano voglia, ma semplicemente perché a loro non compete.

 

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