Spesso i ragazzi che stanno per iniziare il nuovo anno scolastico semplicemente ‘aspettano‘ che questo accada.

E di base, quelli che aspettano sono studenti senza difficoltà a livello cognitivo, con poca autonomia e abituati.

Sì, hai letto bene, abituati ad aspettare che qualcuno dica loro cosa fare, tipo “prendi la penna blu, scrivi in corsivo, leggi e poi ripeti, ripeti quello che dico, fai l’esercizio uno e poi il due, inizia con matematica e poi fai geografia…”

I ragazzi che aspettano normalmente sono studenti che sono stati seguiti per anni, (ancora una volta hai letto bene “per anni”), nella gestione dei compiti con un approccio decisamente passivo.

E tutto questo accade perché non si è pensato al lungo termine per portare lo studente a raggiungere autonomia, ma esclusivamente al breve per garantirgli (e garantire ai genitori) compiti fatti e verifiche con voti accettabili, che comunque tendono ad arrivare saltuariamente.

Il Metodo Di Apprendimento Gioca Un Ruolo Cruciale

Spesso e purtroppo ci è capitato nel corso degli anni di dover modificare apprendimenti negativi che hanno destabilizzato l’autostima, l’autonomia e la motivazione dei ragazzi.

L’apprendimento scolastico presuppone un cambiamento generato dall’esperienza e riguarda la vita prima e oltre la scuola.

E noi siamo consapevoli che creare cambiamenti nei ragazzi è un processo delicato e che richiede un atto di responsabilità.

E’ importante quindi capire cos’è e quali sono le dinamiche dell’apprendimento scolastico.

L’Apprendimento Scolastico E L’Apprendimento Del Sè

L’apprendimento scolastico, se da un lato è coinvolto nelle dinamiche che favoriscono o limitano le possibilità di apprendimento in senso lato, dall’altro presenta caratteristiche peculiari che ne definiscono una sua specificità.

Esso infatti richiede di apprendere contenuti definiti che spesso poggiano su contenuti precedentemente appresi; comporta una valutazione esterna che spesso veicola, in modo più o meno diretto, giudizi di valore.

È un apprendimento complesso, di tipo astratto e perciò richiede la capacità di dilazionare la soddisfazione legata al risultato per provar piacere nell’apprendere in se stesso, quindi nella propria possibilità di funzionare sul piano intellettivo.

Infine, ma non ultimo per importanza, si svolge in un’istituzione – la scuola- che ha come obiettivo primario ed esplicito quello di fornire conoscenze ma che costituisce anche una realtà concreta nella quale l’adolescente vive e apprende nel senso lato del termine.

La scuola costituisce infatti un’esperienza che i ragazzi possono utilizzare non solo per apprendere dei contenuti ma anche e soprattutto per apprendere su di sé, cioè per verificare e ampliare, attraverso il confronto con i coetanei, con gli insegnanti e con le materie di studio, le possibilità, i propri limiti, la propria capacità di far fronte alle frustrazioni o alle imposizioni esterne.

Sperimentare continui fallimenti non può che avere un effetto devastante sul piano dell’immagine di sé, delle proprie potenzialità determinando un progressivo disinvestimento non solo nello studio ma anche del proprio pensiero. Ci possono essere casi in cui le esperienze scolastiche fallimentari se continuano a ripetersi confermano un’immagine di sé fallimentare.

Quindi lo studente non è semplicemente un contenitore ma una persona con le sue specifiche caratteristiche di apprendimento, punti di forza e problematicità.

Ecco che la professionalità nello svolgere l’attività di tutor è indispensabile.

Non ci si può permettere di abituare uno studente ad ‘aspettare’ perché deve essere lui il protagonista del suo apprendimento scolastico e nostro compito di educatori è favorire questo processo.

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